Maria Luisa Spaziani
Profilo
Maria Luisa Spaziani nasce il 7 dicembre 1922 a Torino, dove cresce in un clima allegro, come lei stessa ricorderà in varie interviste, circondata dall’affetto del padre Ubaldo, imprenditore nel settore dolciario, di origini liguri, e della madre Adalgisa, piemontese di Mongardino d’Asti (la città evocata ne Le acque del Sabato, nella lirica Il paese di mia madre). Nel 1931 nasce inoltre la sorella Bianca Maria, che resterà una presenza costante nella sua vita.
Dopo le scuole elementari Boncompagni, Spaziani frequenta il Circolo Filologico di corso Valdocco, dove ha modo di studiare inglese, francese e tedesco, e di apprendere la stenografia secondo il sistema Gabelsberger, che si sarebbe rivelato particolarmente utile per la sua attività di traduttrice. Agli anni della formazione risalgono le prime appassionate letture: Spaziani racconta di aver prediletto Le confessioni di un italiano e Don Chisciotte tra i romanzi, Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti per la poesia, la cui lettura era regolarmente praticata in famiglia.
Più avanti si accosta ai contemporanei, a partire da Montale, Penna, Luzi, Sinisgalli e De Libero, grazie al latinista Vincenzo Ciaffi, suo insegnante all’Istituto privato Bertola, dove si iscrive per recuperare gli esami ginnasiali e passare quindi al liceo Cavour. Ciaffi, inoltre, la introduce nel gruppo di letterati e artisti torinesi del Caffè Fiorio, con i quali nel 1942 fonda, e dirige in prima persona, la rivista di poesia «Quaderni del girasole». Il titolo, omaggio agli Ossi montaliani, viene presto sostituito con «Il Dado», che allude invece a Mallarmé. Pur nella brevissima vita, esauritasi nel giro di tre fascicoli, la rivista può vantare la presenza di Luzi, Saba, Penna, Pratolini e persino quella di Virginia Woolf.
Durante il Secondo conflitto mondiale Spaziani lascia periodicamente Torino per rifugiarsi con la famiglia ad Agliano, dove si dedica soprattutto alla letteratura francese. Si iscrive al corso di laurea in Lingue e nel 1948 consegue la laurea con una tesi su Proust. Nello stesso anno è tra i finalisti del Premio Saint-Vincent per la letteratura, che vede tra i giurati Ungaretti, Vittorini, Natalia Ginzburg, e che le consente di accedere nella prestigiosa antologia della collana Mondadori Lo Specchio (1949) accanto a Pasolini, Erba, Parronchi e Camilleri.
Negli anni Quaranta conosce Elémire Zolla, futuro marito, al quale la unisce un profondo sodalizio intellettuale: «Non c’è forse mai stata una mia poesia o un suo saggio che allora non siano nati da una comune visione», dichiarerà in merito alla relazione con il filosofo, definita «un lungo dialogo ricco di sorprese e di ebbrezze alla luce dei libri amati», tra i quali cita in primo luogo Dostoevskij, Rimbaud, Rilke, Proust, Weil. Ma il periodo torinese è fertile di incontri significativi. Il più noto, e decisivo per la produzione poetica di entrambi, è quello con Montale, avvenuto il 14 gennaio 1949 al teatro Carignano. Montale la avvia alla lettura di Bergson, Boutroux, Jaspers, Heidegger e dei poeti inglesi, mentre Spaziani privilegiava i francesi. E proprio a Montale si deve, almeno in parte, la scelta di trasferirsi a Milano.
Il capoluogo lombardo, dove dal 1950 Spaziani lavora come ufficio stampa di una ditta cinese di import-export, le consente di incontrare regolarmente Buzzati, Garzanti, Bacchelli, Montanelli, e di collaborare con le maggiori testate nazionali, dal «Corriere della Sera» al «Tempo» alla «Stampa», oltre che con numerose riviste, tra le quali si ricordano almeno «L’Illustrazione italiana», «Botteghe oscure» e «Nuovi argomenti».
Nel 1953 ottiene una borsa di studio da parte della Sorbonne e si stabilisce a Parigi, «regno dei miracoli» – scriverà a posteriori – in cui «accadono cose meravigliose» che alimentano la sua poesia. Alle impressioni parigine è dedicata infatti la plaquette Primavera a Parigi, subito confluita nella raccolta d’esordio, Le acque del sabato (1954), che si aggiudica il Premio Byron. Nell’estate del 1955 Spaziani segue i seminari interdisciplinari di Henry Kissinger ad Harvard, dove conosce la poeta austriaca Ingeborg Bachmann. L’anno seguente, in seguito alla crisi finanziaria dell’impresa paterna, accetta di insegnare lingua francese in un liceo di Treviglio, nel bergamasco. Dall’esperienza di insegnamento, che, contro ogni attesa, si rivela entusiasmante e prolifica («scrivevo perché ero felice»), scaturiscono le poesie di Luna lombarda (1959), poi incluse nell’Utilità della memoria (1966). Segue il periodo di Treviglio un secondo soggiorno parigino, di due mesi, grazie a una borsa di studio destinata alle ricerche su Giovanna d’Arco.
Nell’ottobre 1957 Spaziani raggiunge a Roma Elémire Zolla, che sposa civilmente l’anno dopo e da cui divorzia nel 1960. Non lascia però l’amata capitale, città d’elezione dove, seppur con vari intervalli, rimarrà fino alla morte. Al primo periodo romano risalgono le frequentazioni con Emilio Cecchi, Alfonso Gatto e Cristina Campo, destinataria dei dolorosi versi contro la «donna pisana» di Fuoco dipinto. Alla produzione poetica, estremamente prolifica, si affiancano le traduzioni, a cominciare dai romanzi di Yourcenar per Feltrinelli, e la scrittura per musica, come Il dottore di vetro, libretto musicato da Roman Vlad, trasmesso con successo dalla Rai nel 1960 e rappresentato l’anno seguente a Berlino. Nel 1962 esce Il gong, anch’essa poi entrata a far parte dell’Utilità della memoria (1966). Quest’ultima ottiene importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Carducci, presieduto da Walter Binni, e il Premio di poesia Città di Naso, presieduto invece da Lucio Piccolo, che Spaziani aveva frequentato in Sicilia, fino al plauso del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, che la riceve in Quirinale, e di autorevoli scrittori, da Baldacci a Volponi, Antonelli, Sciascia.
Nel frattempo, il 1964 era stato segnato dalla nascita della figlia Oriana Lorena e, dopo pochi mesi, dall’inizio della carriera universitaria. A ottobre, infatti, Spaziani prende servizio come docente di Lingua e letteratura tedesca presso la Facoltà di Magistero di Messina, su invito dello storico Santo Mazzarino, allora rettore dell’ateneo. Nel ’66 passa a Lingua e letteratura francese, incarico mantenuto fino agli anni Novanta, con una breve parentesi di insegnamento a Palermo. Al soggiorno siciliano sono legate Omaggio alla Sicilia (1970) e L’occhio del ciclone (1970), che si aggiudica il Premio Cittadella a Parma e il Premio Città di Trieste.
Nell’aprile 1970 Spaziani perde la madre, e con essa – scrive – il «più essenziale dialogo che abbia mai avuto». Senza interrompere l’instancabile attività poetica, sempre affiancata dalle traduzioni, gli anni Settanta sono attraversati da numerosi viaggi (Samarcanda, Cina, Giappone, Marocco, Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia e ben quattro in Russia), alcuni connessi al ruolo di giurista del Premio Mondello. Spaziani si accosta inoltre al teatro, al quale dedica diversi saggi.
Nel 1977 esce Transito con catene, opera vincitrice del Premio Vallombrosa, in cui confluisce anche la silloge Ultrasuoni, dell’anno precedente. Nel 1978, insieme a Caproni, Luzi, Dolci, Raboni e Spagnoletti, fonda a Roma ‘Movimento-Poesia’, con lo scopo di diffondere la poesia nella società attraverso un ventaglio di iniziative che coinvolgono scuola, università, biblioteche.
All’inizio degli anni Ottanta Spaziani è ormai una poeta di rilievo internazionale, tanto che la sua opera entra nelle antologie italiane e nella parigina Poesie (1980). I numerosi riconoscimenti vengono coronati dal Premio Viareggio, ottenuto nel 1981 con Geometria del disordine. L’81 è anche l’anno della scomparsa di Montale, per cui viene istituito l’omonimo Centro internazionale e il relativo Premio, presieduto dalla stessa Spaziani. Le attività legate al Premio Montale la portano a compiere innumerevoli viaggi per la penisola, ai quali si aggiungono quelli a Praga, New York, Tel Aviv, Atene, per tenere cicli di conferenze. Ancora agli anni Ottanta risalgono La stella del libero arbitrio (1986), insignita di ulteriori premi, il romanzo in versi Giovanna d’Arco (1988), scritto di getto, dichiara l’autrice, come esito di un sogno coltivato sin dalla prima giovinezza, e Il mio sud (1989), breve silloge incentrata sul Mediterraneo.
Non sono meno fertili gli anni Novanta, segnati dal successo internazionale, a cui fanno seguito traduzioni in lingue straniere, conferenze, interviste, apparizioni televisive. Nel 1992 esce Donne in poesia, una raccolta di interviste immaginarie trasmesse precedentemente in radio, mentre nel 1996 è la volta dei Fasti dell’ortica. Non si contano i premi e i riconoscimenti ottenuti in questa fase matura da Spaziani, tre volte candidata al Premio Nobel per la letteratura (nel 1990, ‘92 e ‘97).
Tutt’altro che esaurita è però la sua attività creativa. Il nuovo millennio si apre con una raccolta di contenuto apertamente amoroso, La traversata dell’oasi (2002), seguita dal volumetto di Poesie dalla mano sinistra (2002), edite dopo la scomparsa di Zolla. La luna è già alta (2006) e L’incrocio delle mediane (2009) sono le ultime opere poetiche pubblicate in vita, entrate nel 2011 nel Meridiano Mondadori (che ha avuto l’ambizione di raccogliere Tutte le poesie, viva l’autrice), mentre esce postumo Pallottoliere celeste (2019). Spaziani muore a Roma il 30 giugno 2014.
Opere principali
Primavera a Parigi, Milano, Scheiwiller, 1954
Le acque del sabato, Milano, Mondadori, 1954.
Luna lombarda, Neri Pozza, Venezia, 1959.
Il gong, Milano, Mondadori, 1962.
Utilità della memoria, Milano, Mondadori, 1966.
L’occhio del ciclone, Milano, Mondadori, 1970.
Ultrasuoni, Semedan, Munt Press, 1976.
Transito con catene, Milano, Mondadori, 1977.
Poesie, introduzione di Luigi Baldacci, Milano, Mondadori, 1979.
Geometria del disordine, Milano, Mondadori, 1981.
La stella del libero arbitrio, Milano, Mondadori, 1981.
Giovanna D’Arco, Milano, Mondadori, 1990; poi Venezia, Marsilio, 2000.
Torri di vedetta, Milano, Crocetti, 1992.
I fasti dell’ortica, Milano, Mondadori, 1996.
La radice del mare, intr. di Franco Lioi, post. di Ciro Vitiello, Napoli, Pironi, 1999; poi Pescara, Tracce, 2009.
Un fresco castagneto, Roma, Il Bulino, 1999.
Poesie 1954-1996, Milano, Mondadori, 2000.
La traversata dell’oasi, Milano, Mondadori, 2002.
Poesie dalla mano sinistra, Milano, Edizione Archivi del ‘900, 2002.
La luna è già alta, Milano, Mondadori, 2006.
L’incrocio delle mediane, intr. di Stefano Verdino, Genova, San Manco dei Giustiniani, 2009.
Poesie 1954-2006, Milano, Mondadori, 2010.
Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 2011.
Pallottoliere celeste, Milano, Mondadori, 2019.
Presenza in antologie
Collaborazioni a riviste
Partecipazione a giurie di premi
Premi
Bibliografia critica essenziale
D’Ambrosio Leone, Il fuoco sacro della poesia: Conversazioni con Maria Luisa Spaziani, Roma, Ensamble, 2004.
Fusco Olivo Franca, Maria Luisa Spaziani, Torino, Genesi, 2022.
Fresi Franco, Conversazioni con Maria Luisa Spaziani, Faloppio, LietoColle, 2019.
Gualandi Cristina, Il corpo del canto: appunti sulla poesia della veggenza nell’opera di Maria Luisa Spaziani, Milano, Guerini, 1994.
Manente Michela, Per la biografia intellettuale di un poeta: Maria Luisa Spaziani (1922-2014). Regesto di documenti, carteggi, traduzioni, Castiglione di Sicilia, Il Convivio, 2023.
Piccini Daniele, Maria Luisa Spaziani, in Italiane. Dagli anni Cinquanta ad oggi, vol. III, a cura di Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia, Roma, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 2004.
Raffo Silvio, La divina differenza. La musa lirica di Maria Luisa Spaziani, Falloppio, LietoColle, 2015.
Spaziani Maria Luisa, La passione poetica: un’autobiografia, a cura di R. Bertolotti, Milano, La vita felice, 2021.
Venturini Monica, Spaziani, Maria Luisa, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Treccani, 2018.
Fondi archivistici
Il fondo Spaziani è conservato presso il Centro manoscritti dell’Università degli Studi di Pavia.
Scheda redatta da Maria Collevecchio
Ultimo aggiornamento 3 Aprile 2026