Fausta Squatriti
Profilo
Fausta Squatriti nasce a Milano il 30 settembre 1941. La sua formazione si sviluppa fin dall’adolescenza in un ambiente culturale particolarmente vivace: la casa della madre, la poetessa Lina Angioletti, rappresenta infatti un luogo di incontro per numerosi artisti e intellettuali della scena milanese, tra cui Lucio Fontana e Salvatore Quasimodo. In questo contesto, Squatriti si dedica alla scrittura in versi fin dagli anni Cinquanta, sviluppando parallelamente un interesse per l’arte plastica. La sua attività creativa si configura sin dall’esordio secondo un percorso a doppio binario, in cui la ricerca poetica e quella visiva procedono in modo autonomo ma costantemente interrelato. Nel 1957, infatti, realizza una serie di calligrammi che, per Elisabetta Longari, testimoniano il «“contagio” tra i due ambiti» (2025, p. 35), quello letterario e quello artistico.
La sua prima raccolta poetica, Gesto azzurro alla mia sinistra, redatta tra il 1960 e il 1962, trova una sede editoriale soltanto nel 2003, quando viene pubblicata da Book Editore in un volume arricchito da otto disegni e corredato da una prefazione di Marosia Castaldi. Fin dai primi risultati poetici, Squatriti rifiuta i ripiegamenti intimistici in favore di una lucida visione del rapporto tra l’essere vivente e il mondo, così come in ambito artistico orienta la propria ricerca verso un’indagine critica della relazione tra oggetto e supporto. La versificazione libera, caratterizzata da un andamento prosastico, manifesta una marcata tendenza alla sinestesia, poiché l’autrice riconduce l’origine della propria ispirazione poetica alle percezioni suscitate dagli oggetti. La vocazione combinatoria, le accumulazioni per asindeto e la sintassi frammentata danno luogo a una poesia per immagini che procede alla graduale riduzione del reale a mera accozzaglia di feticci aggirantesi in un unico scenario: la città. Parallelamente, l’esordio espositivo avviene nel 1964 con la prima mostra personale, curata da Gillo Dorfles presso la Galleria dell’Indiano, in occasione della quale presenta il ciclo “Urformen”. Nello stesso anno Squatriti fonda con il marito la Sergio Tosi Editore, concepita come spazio editoriale dedicato alla produzione di libri d’artista, multipli e manifesti, confermando l’interesse per una pratica interdisciplinare che mette in relazione parola, immagine e oggetto. In tale contesto si colloca il primo libro d’artista, Tatane (1966), contenente testi inediti di Alfred Jarry.
Tra la fine del decennio e i primi anni Settanta, l’attività espositiva si intensifica sul piano internazionale: nel 1968 espone nella storica Galerie Pierre Lundhölm e, l’anno successivo, alla Kozmopolitan Gallery di Barbara Koz, mentre nel 1971 tiene una mostra personale alla Mabat Gallery di Tel Aviv. Nel 1972 realizza infine, in collaborazione con Man Ray, il libro d’artista Echiquier, che rappresenta un momento significativo della sua riflessione sul libro come dispositivo estetico e concettuale. Il 1972 si configura un anno di svolta nel percorso di Squatriti, in quanto la mostra personale presso la Galleria di Alexandre Iolas di Ginevra segna l’avvio della collaborazione con l’innovativo gallerista. Nel 1975 l’autrice pubblica la raccolta poetica Temperatura ambiente (Milano, Il Laboratorio delle Arti), con prefazione di Roberto Sanesi, caratterizzata dall’adozione della tecnica del montaggio di materiali verbali ridotti e scarnificati, derivati da una percezione di matrice ottica, elemento che si riscontra anche nella successiva produzione poetica. Procedendo per analogie, la versificazione di Squatriti non si configura né come mimetica né come astratta, ma assume piuttosto una valenza concettuale, orientata alla costruzione di nessi di senso che si sviluppano attraverso relazioni mentali e percettive più che attraverso la rappresentazione o l’astrazione formale. Dopo la pubblicazione di Temperatura ambiente, Squatriti si concentra principalmente sulla pratica e sulla riflessione critica in ambito artistico: dal 1977 è docente all’Accademia di Belle Arti di Carrara, poi a quella di Venezia e, infine, a quella di Brera. Dal punto di vista artistico, le sue opere si fanno più essenziali, geometriche, come si può vedere nei cicli “Sculture nere” e “Fisiologia del Quadrato”, esposti per la prima volta nel 1978 alla Galleria La Polena di Genova e nel 1979 alla Galleria del Naviglio di Milano.
Nel 1980, durante una delle sue mostre allo Studio Marconi di Milano, conosce Giulio Carlo Argan che diventerà uno dei punti di riferimento del suo percorso artistico e teorico. Particolarmente rilevante anche la sua personale del 1981 presso la Galleria Denise René Rive Gauche di Parigi. Nel 1985 cura la sezione «Arte e scienza: colore» per la Biennale di Venezia, incarico che ne sancisce la consacrazione quale autorevole e stimata critica d’arte. La raccolta poetica intitolata ‒ per volere di Francesco Leonetti che ne cura la prefazione ‒ La natura del desiderio. Poesie 1977-1987 (Milano, Scheiwiller, 1987) presenta dei componimenti che si fondano sulla geometrizzazione, ossia sulla riduzione del reale, caotico magma insondabile dominato dall’astinenza, a griglia nella quale orientarsi e riconoscersi. Nel 1988 l’autrice vince il prestigioso Premio Internazionale Eugenio Montale nella sezione inedito.
All’inizio degli anni Novanta, fonda con Gaetano Delli Santi la rivista «Kiliagono», edita da Vanni Scheiwiller, che si configura come una piattaforma espressiva per il gruppo DEE ZEE BEEE, la cui denominazione, desunta dall’ultimo verso dell’Ursonate di Kurt Schwitters, richiama esplicitamente un modello di riferimento per la ricerca interdisciplinare. La compagine, costituita anche da Arrigo Lora-Totino, Giuliano Zosi e Marcello Aitiani, si propone «all’insegna di una complessità espressiva oltre i confini delle specializzazioni linguistiche e dei vari neoromanticismi in voga», così come viene affermato nell’editoriale del numero zero pubblicato nel dicembre 1992. Nel 1993 Squatriti pubblica La villeggiatura ovvero breviario sentimentale (Napoli, Terra del Fuoco), una cartella in cartoncino azzurro che raccoglie cinquantuno fogli sciolti contenenti lettere inviate a un misterioso amante, una suite di cartoline in fac-simile raffiguranti opere d’arte e un calepino. Si tratta di epistole indirizzate, come l’autrice stessa precisa in una dedica a Miro Silvera, «all’amore dell’arte e all’arte dell’amore», in cui si intrecciano dimensione sentimentale, sperimentazione formale e riflessione poetico-visiva. Il tema del desiderio e dell’astinenza si ripropone, quindi, in questo libro d’artista, a dimostrazione del fatto che la riflessione di Squatriti si estroflette in forme e codici differenti. L’anno successivo la poetessa pubblica Della discordia e del suo credo. Poesie 1988–1993 (Milano, Scheiwiller, 1994), raccolta caratterizzata da una tessitura linguistica solo apparentemente impersonale, volta a far emergere contraddizioni, dicotomie e tensioni della società oggetto della sua polemica. In tale prospettiva, l’opera si avvicina allo sperimentalismo di Leonetti, pur prendendo le distanze dalla sua marcata pluralità di registri. Con quest’ultimo, anima nel 1997 il “Teatro dell’autore in scena” presente in vari festival teatrali e poetici: si tratta di una sperimentazione che prevede la recitazione di testi appositamente scritti da artisti e poeti, escludendo l’intervento degli attori. Successivamente, la poetessa dà alle stampe Male al male. Poesie 1994-1998 (Lecce, Manni, 1999) in cui l’accumulazione di termini dissonanti, spesso collegati per mezzo di analogie, danno luogo a una sferzante poesia d’invettiva che svela una postura d’opposizione da parte di Squatriti. La medesima postura è ravvisabile nei cicli “Il Regno Animale”, “Il Regno vegetale”, “I ferri del mestiere”, “Ecce Homo”, “Beata solitudo, sola beatitudo”, “A cuore aperto” in cui l’essenzialità geometrica si accompagna alla denuncia dei mali dell’umanità.
Nel 2000 è tra i fondatori dell’associazione culturale “Milanocosa” avente lo scopo di far dialogare diverse culture attraverso ricerche interdisciplinari, mentre nel 2003 e nel 2004 è tra i promotori della “Carovana di Poesia e Musica”, evento itinerante organizzato per la Giornata Mondiale della Poesia con il patrocinio dell’Unesco. In questo periodo pubblica il volume Carnazzeria. Poesie collages, (Milano, Testuale, 2004) costituito da un poemetto e da una serie di immagini in forma di cartolina che Paolo Allegrezza collega alla «poetica del referto» (2025, p. 16) caratterizzante la produzione poetica di Squatriti dagli anni Ottanta. In uno dei testi introduttivi alla raccolta, Gio Ferri parla di «parolimmagini» (p. 8) che rappresentano «l’Apocalisse del quotidiano» (Ibidem) in cui i disumanizzati soggetti sono dominati dai feticci. La scrittura clinica si ripropone anche nel romanzo Crampi (Catanzaro, Abramo, 2006), in cui l’assenza di un io narrante, la proliferazione del verbo all’infinito presente, la paratassi e il lessico comune danno luogo a un testo asettico, volto a registrare immagini della realtà. È del 2009 la personale “Ecce homo” al Moscow Museum of Modern Art, a cura di Evelina Schatz. L’anno successivo riceve il premio “Scrivere donna” per la raccolta Filo al piombo: 2004-2009 (Pescara, Tracce, 2010): il volume presenta una chiara tensione civile nei polemici riferimenti storico-politici ad eventi come la bomba atomica su Hiroshima o alle nefandezze della guerra in Iraq mentre, dal punto di vista stilistico, si riscontrano la partizione strofica e la voce impersonale. La medesima poesia politicamente e ideologicamente schierata si rinviene nella raccolta Vietato entrare (La vita felice, 2012) ‒ contenente, tra l’altro, degli interventi scrittografici di Grazia Varisco ‒, in cui l’autrice ha urgenza di dialogare con il lettore. L’autrice pubblica, infine, il romanzo La Cana (Pasturana, Puntoeacapoeditrice) nel 2015, la raccolta poetica Olio santo. 2010-2016 (Lomazzo, New Press), vincitrice del Premio Tassoni, nel 2017 ‒ anno in cui la città di Milano le dedica la mostra in tre sedi “Se il mondo fosse quando saprei dove andare…” curata da Elisabetta Longari ‒ e l’originale romanzo Benvenuti!!! (Istruzioni per un viaggetto a Parigi) (Milano, Fabio D’Ambrosio) nel 2022. Due romanzi, Honoris causa e Martin de la Croix, e una raccolta poetica, Avanzi di cucina, rimasti inediti completano il quadro di una produzione variegata. Avanzi di cucina, la cui stesura è databile tra il 2020 e il 2021, è una raccolta di testi realizzati prelevando e riassemblando parole tratte dalla tradizione italiana da Dante a Petrarca, da Ariosto a Tasso, da Parini ad Alfieri, da Monti a Foscolo, da Leopardi a Manzoni, da Carducci a Pascoli, da Gozzano a Marinetti, da Saba a Campana, da Ungaretti a Montale, da Penna a Rosselli, da Govoni a Pasolini, da Cattafi a Uberti. L’operazione dà luogo a una tessitura testuale frammentaria che da un lato conserva l’«aura» dei versi originali e dall’altro innesca significati altri. L’autrice muore a Milano il 23 aprile 2024 dove, nello stesso anno, la Galleria Tommaso Calabro ospita la mostra postuma “Pensieri di uno spazio piano”. Le poesie di Fausta Squatriti sono state tradotte, negli anni, in francese, in inglese e in russo.
Opere principali
Temperatura ambiente, Milano, Il laboratorio delle arti, 1975.
Si deve pur mangiare, Milano, Ex libris, 1983.
La natura del desiderio, Milano, Scheiwiller, 1987.
Della discordia e del suo credo. Poesie 1998-1993, Milano, Scheiwiller, 1994.
Male al male. Poesie 1994-1998, Lecce, Manni, 1999.
Gesto azzurro alla mia sinistra. Poesie e disegni 1960-62, Castel Maggiore, Book, 2003.
Carnazzeria. Poesie collages, Milano, Testuale, 2004.
Filo al piombo: 2004-2009, Pescara, Tracce, 2010.
Vietato entrare. Poesie 2010-2012, Milano, La vita felice, 2012.
Olio santo. 2010-2016, Lomazzo, New Press, 2017.
Collaborazioni a riviste
Collaborazione con case editrici
Premi
- (1988)
Bibliografia critica essenziale
Brera Matteo, La bellezza del male nella poesia di Fausta Squatriti, in «Incontri», a. XXVII, fascicolo 1, Igitur, 2012.
Giugliano Dario, La scelta demandata e il non-luogo. Nota sulla scrittura di Fausta Squatriti, in «Kiliagono», a. I, n. 0, Milano, Vanni Scheiwiller, dicembre 1992, pp. 78-82.
Longari Elisabetta, Mariani Anna (a cura di), Fausta Squatriti. Un talento multiforme, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2025.
Fondi archivistici
L’Archivio Fausta Squatriti, aperto nel 2021 per volere dell’autrice, si trova in Viale Lancetti n. 40 a Milano e viene gestito dalla prof.ssa Elisabetta Longari.
Scheda redatta da Clementina Greco
Ultimo aggiornamento 20 Marzo 2026


