Margherita Guidacci
Profilo
«Della sua poesia mi rimane la suggestione di un incanto rituale al suono di un’arpa; di una cetra che spesso ha delle vibrazioni alte e alle volte delle vibrazioni sorde, ombrose luttuose», con queste parole Mario Luzi ricorda, durante le Giornate di studio del 1999, la figura della poetessa Margherita Guidacci.
Nata a Firenze il 25 aprile del 1921 da Antonio Leone Guidacci, avvocato fiorentino collega di Piero Calamandrei, e Leonella Cartacci, cugina di Nicola Lisi, Guidacci trascorre l’infanzia tra la casa fiorentina di Santa Reparata e la residenza estiva del Mugello, a Scarperia, luoghi cari e propizi alle prime sperimentazioni letterarie. Rimasta orfana di padre in giovanissima età, completa gli studi universitari a Firenze, laureandosi in letteratura con Giuseppe De Robertis e discutendo una tesi sull’opera di Ungaretti. Per il suo lavoro di ricerca, frequenta assiduamente la biblioteca di Giovanni Papini e approfondisce lo studio della letteratura simbolista francese, da cui ricava però solo il “piacere della lettura”. È nella letteratura angloamericana, in particolar modo nell’opera di Donne, Dickinson, Eliot, Pound, di cui è fervida traduttrice, che trova invece un fecondo magistero poetico e una fonte sorgiva per il suo stile e immaginario lirico.
La duplice vocazione guidacciana alla poesia e alla traduzione ha d’altronde un’espressione emblematica nella sovrapposizione della data di pubblicazione della prima raccolta di poesie, dal titolo La sabbia e l’angelo (premio Le grazie 1948) e della prima traduzione in volume di un testo inglese, i Sermoni di John Donne, entrambi editi nel 1946. Il ruolo tutt’altro che ancillare della traduzione si configura non solo come dato rilevante della biografia intellettuale della poetessa, ma come elemento filogenetico necessario alla comprensione della produzione poetica della stessa (non solo per le influenze degli autori tradotti, inglesi, cinesi, estoni, francesi, tedeschi, polacchi, ma anche per gli interessanti casi di auto-traduzione testimoniati dai suoi fogli di lavoro).
Con La sabbia e l’angelo la poetessa vede aggiudicarsi nel 1948, ex aequo con Sandro Penna, il premio Le Grazie dalla commissione giudicante costituita da Giudici, Bigongiari, Gadda, Luzi, Santi e Montale. Fin dalla sua prima raccolta, ricca di simboli biblici e rilkiani e di echi dai Sermoni di John Donne, Margherita Guidacci manifesta una volontà di ricerca poetica inedita e personale, altra rispetto ai canoni consacrati dalla tradizione e dal contesto culturale dell’ermetismo fiorentino in cui pure si era formata. La rinuncia ad una poesia pura e orfica, al solipsismo lirico e la tensione piuttosto verso una voce comunicativa, impura, pienamente coinvolta nella realtà storica, oltreché un’attitudine anticrociana all’accoglienza e pubblicazione anche dei versi minori, appaiono come tratti distintivi della sua parabola poetica, teorizzata dalla stessa Guidacci in un articolo del 1955, dal titolo Il pregiudizio lirico. All’esordio poetico di Guidacci pongono attenzione critica alcune tra le voci del panorama letterario più importanti: Caproni, Montale, Pampaloni.
Alla prima opera, fa seguito la pubblicazione dell’oratorio La morte del ricco (1954), ricalcato sulla parabola evangelica del ricco Epulone e innervato di rimandi al dramma in versi eliotiano Assassinio nella cattedrale e del poemetto Il giorno dei santi (1957), ispirato dalla ricorrenza di Ognissanti, ricco di rimandi al tema dell’acqua (caro alla poetessa adusa, negli anni giovanili, a pratiche rabdomantiche, come ricordato da lei stessa nell’articolo Memorie di una rabdomante pubblicato nel 1957 su «Il popolo») e rivolto alla meditazione sul rapporto tra orizzonte escatologico e tempo storico. Con quest’ultima opera vince il premio Carducci. Del 1961 è invece l’uscita di Paglia e polvere, opera eterogenea comprensiva delle poesie scritte negli anni pregressi e riorganizzate in una serie di rubriche tematiche.
Accanto alla produzione in versi, Margherita Guidacci inizia fin da giovane a collaborare a diverse riviste letterarie e culturali, prime fra tutte quelle fondate da Giorgio La Pira («Principî» e «La badia»), ma anche «La città» e «Il Giornale del mattino». Più tarde sono le collaborazioni con «Il Popolo», «L’Osservatore romano» e la rivista francescana della Basilica di Santa Croce «Città di vita», per cui Guidacci cura una rubrica di traduzioni di letteratura straniera. L’intensa attività editoriale, di concerto con la frequentazione di circoli intellettuali di ispirazione cristiana (tra cui i Laureati cattolici), testimonia l’adesione di Guidacci al fervido clima del cattolicesimo sociale che in quegli anni animava il tessuto politico e civile fiorentino, elemento concorrente alla stesura di alcune opere come la Via Crucis dell’umanità (1984).
Dopo quasi dieci anni di afasia poetica, nel 1970 Guidacci torna a pubblicare due testi, Un cammino incerto e Neurosuite, quest’ultima ritenuta, dalla scrittrice, il nadir della propria parabola esistenziale. La raccolta (premio Ceppo 1971), scritta a seguito di un periodo di profonda sofferenza psichica dell’autrice, ospita infatti una serie di poesie su un’esperienza di ricovero in una clinica psichiatrica. Il tema della separazione tra il mondo dei sani e quello dei malati si intreccia non solo con echi e rimandi danteschi, più o meno espliciti, ai gironi infernali, ma anche con suggestioni ispirate dagli studi psichiatrici di Ronald Laing.
Una raccolta dal titolo Taccuino slavo è il frutto dei viaggi e della frequentazione della Croazia, dove partecipa nel 1973 ad un convegno sulla letteratura europea e la tradizione mediterranea e dove ha occasione di conoscere, fra gli altri, Mladen Machiedo, Ruggero Jacobbi e il poeta Nikola Šop.
Di lì a poco, inizia per la poetessa l’impegno accademico, prima all’Università di Macerata poi all’Università LUMSA, presso la cattedra di letteratura inglese e tiene lezioni su Eliot, Shakespeare e i romantici inglesi.
Tra le opere degli ultimi anni, da ricordare L’altare di Isenheim (1980), opera ispirata dall’omonimo trittico di Grünewald contemplato durante un viaggio a Colmar e verso cui la poetessa sperimenta un coinvolgimento emotivo riconducibile alla sindrome di Stendhal (da menzionare il legame di Guidacci con la psichiatra fiorentina Magherini, teorizzatrice per prima della sindrome), L’orologio di Bologna, poemetto dettato dal compianto per la strage della stazione di Bologna e ricalcato sul modello dell’Ufficio delle Tenebre della Settimana santa, la raccolta poetica Inno alla gioia (1983), “apoteosi amorosa” all’insegna di una rinnovata speranza resurrezionale e del ritrovamento del suo amore di gioventù, un militare cileno conosciuto negli anni della guerra e Il buio e lo splendore (1989), raccolta ospitante una teoria delle Sibille lattanziane e alcune poesie dedicate al tema astrale.
A metà degli anni ‘80, le sue condizioni di salute si aggravano: se nel 1984 è costretta ad un viaggio a Londra per curare i problemi alla vista, nel 1990 viene colpita invece da un ictus che prelude alla sua morte, sopraggiunta due anni dopo, a Roma. Con l’ultima sua opera, Anelli del tempo (1992), pubblicata postuma dalla rivista «Città di vita», la poetessa ci consegna un’ultima meditazione sul fluire ciclico del tempo, sulla dialettica tra amore e morte, tra il tempo e l’eterno, congedandosi dall’ultima stagione della sua vita con un’accorata prosa sui presagi dei mesi autunnali.
Tra i premi, oltre quelli già citati, di cui risulta vincitrice, il premio Cervia, il Lerici (assegnatole nel 1972), il Gabicce, lo Scanno, il Vienna, il Tagliacozzo. Di quest’ultimo, come del premio Ceppo e del premio Alte Ceccato e del premio Città di vita è stata per alcuni anni membro di giuria. Tra i primi volumi di storia letteraria in cui figura l’opera della poetessa, da menzionare: Spagnoletti (1961), Barberi Squarotti (1961), Manacorda (1967), Frattini (1979), Raboni (1987), Ghidetti-Luti (1997).
Opere principali
La sabbia e l’angelo, Firenze, Vallecchi, 1946.
Morte del ricco: un oratorio, Firenze, Vallecchi, 1954.
Giorno dei santi, Milano, Scheiwiller, 1957.
Paglia e polvere, Padova, Rebellato, 1961.
Poesie, Milano, Rizzoli 1965.
Un cammino incerto, version française par A. Praillet, avec une gravure de P. Parigi, Luxembourg, Cahiers d’Origine, 1970.
Neurosuite, Vicenza, Neri Pozza, 1970.
Terra senza orologi, Milano, Edizioni Trentadue, 1973.
Taccuino slavo, Vicenza, La Locusta, 1976.
Il vuoto e le forme, prefazione di L. Baldacci, Padova, Rebellato, 1977.
La Fine dell’Anno, Lugano, Laghi di Plitvice, , 1978.
L’altare di Isenheim, Milano, Rusconi, 1980.
Brevi e lunghe, con disegni di G. Breddo, Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 1980.
L’orologio di Bologna, Firenze, Città di vita, 1981.
Inno alla gioia, Firenze, Centro internazionale del libro, 1983.
La via crucis dell’umanità (poesie per i bassorilievi di L. Rosito), Firenze, Città di vita, 1984.
Liber Fulguralis, traduzione inglese di R. Feldman, nota di R. Bugliani, Messina, La mea stregata, 1986.
Poesie per poeti, disegni di R. Bussi, Milano, Istituto di propaganda libraria, 1987.
Una breve misura, Chieti, Vecchi faggio editore, 1988.
Il buio e lo splendore, Milano, Garzanti, 1989.
Anelli del tempo, Firenze, Città di vita, 1993.
Le poesie, a cura di M. Del Serra, Firenze, Le Lettere, 1999.
Sull’alto spartiacque. Poesie scelte e inedite, a cura di Giuseppe Marrani e Benedetta Aldinucci, Assago, Interno poesia, 2024.
Presenza in antologie
Bibliografia critica essenziale
AA.VV., Margherita Guidacci. Preghiere per la notte dell’anima, Edizioni Feeria, 2019
Aldinucci Benedetta – Sferruzza Silvia, Sull’orlo di Neurosuite. Alcune poesie inedite dall’archivio di Margherita Guidacci, in «Studi di filologia italiana» LXXIII, 2015, pp. 443-462.
De Filippis Rosalba, La rabdomante. Appunti su Margherita Guidacci, Rubbettino, 2024.
Del Serra Maura, Le foglie della Sibilla. Scritti su Margherita Guidacci, Studium, 2005
Donzelli Elisa, Margherita Guidacci: biografia privata, biografia di una nazione, in Biografie. Scrittrici e scrittori tra Otto e Novecento, a cura di A. Bussotti e C. Licameli, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2024, pp. 209-223. Ghilardi Margherita (a cura di), Per Margherita Guidacci. Atti delle Giornate di Studio, Firenze, Le Lettere, 2001.
Rabatti Ilaria, Tra poesia e profezia. «Il buio e lo splendore» l’ultima fase della poesia di Margherita Guidacci, Petite Plaisance, 2011.
Tamburini Anna Maria, Margherita Guidacci. La poesia nella vita, Aracne, 2019.
Fondi archivistici
I fondi Guidacci sono conservati al Gabinetto Vieusseux di Firenze (Archivio Bonsanti), al Centro APICE dell’Università degli Studi di Milano e all’Università LUMSA di Roma.
Scheda redatta da Allegra Tonnarini
Ultimo aggiornamento 3 Aprile 2026