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Vivian Lamarque

Tesero, 19 Aprile 1946

Profilo

Vivian Lamarque nasce a Tesero il 19 aprile 1946. Proviene da una famiglia di lunga tradizione valdese: sua madre, figlia di Ernesto Comba, autorevole pastore, la concepisce al di fuori di un’unione legittima; per tale ragione, a nove mesi viene data in adozione ad una coppia del ceto medio milanese. La madre adottiva è Maria Rosa Pellegrinelli, cassiera di un cinema, il padre è Dante Provera, vigile del fuoco, che morirà quando Vivian ha solo quattro anni. A dieci anni, attraverso documenti ritrovati in casa, scopre di essere stata adottata: la rivelazione condiziona profondamente il suo immaginario e costituisce un punto di svolta per la giovane vita di Vivian, che per l’occasione scrive la sua prima poesia. Dal 1960 al 1965 frequenta il liceo linguistico alla Civica Scuola Manzoni, dove studia il tedesco e il francese. A 19 anni incontra per la prima volta la madre naturale, momento importante di cui racconta nella poesia Conoscendo a 19 anni la madre. Nel 1967 decide di abbandonare gli studi universitari, sposa il pittore Paolo Lamarque e, un anno dopo, nasce la figlia Miryam. Nel 1971 i tre si trasferiscono nel quartiere QT8 di Milano. In questi anni, tra il 1971- 1973, la produzione poetica di Lamarque si intensifica: nel 1972 Giovanni Raboni, cogliendo il valore dei suoi testi, l’aiuta a pubblicarne alcuni e presenta con una nota introduttiva Otto Poesie sulla rivista «Paragone». Nel 1976, tre poesie compaiono nell’antologia Donne in poesia, curata da Bianca Maria Frabotta. Al 1978 risale la pubblicazione della piccola raccolta L’amore mio è buonissimo, nel secondo dei Quaderni della fenice presso la casa editrice Guanda, con la quale consoliderà il sodalizio attraverso la pubblicazione nel 1981 della sua prima opera poetica, Teresino (Società di poesia & Guanda). La raccolta consacra la carriera di Lamarque e le vale il Premio Viareggio Opera Prima (1981). A questi anni risale la separazione dal marito e l’inizio della sua carriera didattica: insegna stenografia in tedesco, successivamente italiano agli stranieri e materie umanistiche nei licei privati. Nel 1984 inizia un percorso di analisi con il dottor B.M, professionista di indirizzo junghiano a cui è dedicata la trilogia composta da Il signore d’oro (1986), Poesie dando del lei (1989), Il signore degli spaventi (1992) (Premio Montale 1992). All’origine dei testi vi è il transfert per il terapeuta realmente vissuto, tema su cui si innestano una serie di motivi archetipici che compaiono nella produzione precedente: la perdita dell’origine identificata con il materno, la ricerca perpetua di accudimento, il tormento dell’abbandono.

Con la conclusione del percorso terapeutico inizia la seconda fase della produzione lamarquiana. Nel 1996 pubblica Una quieta polvere, raccolta in cui i temi si rinnovano: ai consueti motivi autobiografici si affianca una nuova spinta umanistica ed ecologica, dovuta anche a una nuova appropriazione del materno. In questi anni Vivian Lamarque intensifica la collaborazione con il «Corriere della sera», avviatasi nel 1992. Oltre alla scrittura poetica e giornalistica, si dedica alla scrittura per l’infanzia, inaugurando un percorso a tutti gli effetti parallelo a quello poetico: l’esordio nel 1981 con La bambina di ghiaccio ed altri racconti di Natale, a cui seguono una serie di fiabe che perfettamente si inseriscono nella prima fase della sua produzione (La bambina che erano due, 1984; La bambina che mangiava i lupi,1992; La bambina senza nome 1993). Con Una quieta polvere, che segna un’apertura verso il mondo esterno, si registra un cambiamento di temi anche nella prosa fiabesca e favolistica: nel 1996 pubblica Il bambino che lavava i vetri (Premio Rodari), La bambina che non voleva andare a scuola nel 1997, UNIK, storia di un bambino unico nel 1999. Ancora nell’ambito della letteratura per l’infanzia, dal 1999 al 2007 avvia un progetto di riscrittura di opere musicali, vincendo, con Il flauto magico. Dell’opera di Wolfgang Amadeus Mozart, il Premio Andersen (2000). In effetti, l’attività di traduzione della poetessa era già iniziata tempo addietro: nel 1983 aveva infatti pubblicato con Guanda Sole di notte di Jacques Prevért (una seconda edizione per TEA sarà accompagnata da un’introduzione di Raboni, 1998), l’anno successivo Scritti sull’arte di Paul Valéry, nel 1987 Lo spleen di Parigi: piccoli poemi di prosa su Baudelaire; in seguito, si dedicherà esclusivamente a traduzioni di libri per bambini.

Nel 2002 la sua produzione viene raccolta nell’Oscar Mondadori Poesie 1972-2002 (Premio Premio speciale Camajore). Dopo la pubblicazione della silloge in dialetto milanese La Gentilessa (Brunello, 2009), nel 2016 Lamarque torna alle stampe con Madre d’inverno (Mondadori), importante omaggio alla madre scomparsa, in cui sono i temi del lutto e della morte a strutturare l’intera opera, attraverso i quali emerge chiaramente la fiducia umanistica che la poetessa ripone nell’arte. Nel 2018 le è stata conferita la Laurea Apollinaris Poetica dall’Università Pontificia Salesiana. Con la pubblicazione de L’Amore da vecchia (Mondadori, 2023) vince, nello stesso anno, il Premio Umberto Saba e Il Premio Strega.

Nel corso della sua carriera poetica, Vivian Lamarque si conferma una delle voci più originali nel panorama della poesia italiana contemporanea. Attraverso una lirica solo in apparenza semplice, ma dotata di molteplici echi concettuali ed emozionali, la poetessa affronta temi che esplorano l’interiorità, quali l’identità, il lutto, l’infanzia, la maternità, adottando un linguaggio che, nella sua quotidianità e leggerezza, tiene insieme precisione formale e sensibilità analitica.

 

 

Opere principali

Teresino, Milano, Società di poesia e Guanda, 1981.
Il Signore d’oro, Milano, Crocetti, 1986.
Poesie dando del Lei, Milano, Garzanti, 1989.
Il libro delle ninne nanne, illustrazioni di Aura Cesari, Cinisello Balsamo, Edizioni Paoline, 1989.
Il signore degli spaventati, Forte dei Marmi, Pegaso, 1992.
Una quieta polvere, Milano, A. Mondadori, 1996.
Poesie. 1972-2002, Milano, Oscar Mondadori, 2002.
Poesie di ghiaccio, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2004.
Poesie per un gatto, Milano, A. Mondadori, 2007.
Poesie della notte, Milano, Rizzoli, 2009.
La gentilèssa. Poesie in dialetto milanese, Brunello, Stampa, 2009.
Madre d’inverno, Milano, Mondadori, 2016.
Una poesia, con un acquerello di Raffaello Margheri, I Marenghi n. 7, Officina del giorno dopo, Monte Sant’Angelo, 2022.
L’amore da vecchia, Milano, Mondadori, 2022.
E intanto la vita?, Milano, Mondadori, 2025.

Premi

Bibliografia critica essenziale

Dedola Rossana, La poesia del transfert: la poesia innamorata di Vivian Lamarque, in «Studi Novecenteschi», MCMXCI, 41, 1991, pp. 223-238.
Polverini Pietro, Vivian Lamarque negli anni Ottanta: Teresino e Il signore d’oro, in Poesia italiana degli anni Ottanta, a cura di Sabrina Stroppa, Pensa Multimedia, Lecce, 2022.
Raboni Giovanni, Otto poesie, in «Paragone», MCMLXXII, 274, 1972, p. 42.
Sereni Vittorio, Cuore fa rima con intelligenza, in «Europeo», MCMLXXXI, 42, 1981, p.115.
Zabagli Franco, “Teresino” di Vivian Lamarque, in «Paragone», MCMLXXXI, 382, 1981, pp.79-82.

Scheda redatta da Gaia Comune

Ultimo aggiornamento 3 Aprile 2026

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