Gabriella Sobrino
Profilo
Poetessa, traduttrice e animatrice del panorama letterario e della comunicazione televisiva del Novecento, Gabriella Sobrino nasce a Cori, in provincia di Latina, il 26 gennaio del 1925, in via Giovanni Maggi. Da giovane sposa il critico letterario Walter Mauro, da cui si separerà per poi risposarsi con l’ingegnere Augusto Solari. Decisivo per la sua parabola professionale e poetica è l’incontro, nel 1956, con Leonida Rèpaci e la moglie Albertina Antonielli, ad una conferenza sul romanzo Fratelli Rupe. Proponendosi come insegnante di inglese (la poetessa era già allora impegnata nelle attività di traduzione), Sobrino ha occasione di frequentare assiduamente la casa del fondatore del premio Viareggio, coltivando un’amicizia e un sodalizio di lunga durata e entrando in contatto con gli scrittori e gli artisti del tempo. Nel 1963, dopo l’epilogo doloroso del primo matrimonio, la scrittrice si trasferisce a Londra, con l’intenzione di ricoprire una cattedra di insegnamento di italiano presso l’Università di Coventry. La permanenza in Inghilterra è però di breve corso ed ella torna a Roma su invito di Rèpaci, all’indomani del caso mediatico della vittoria di Delfini all’edizione 1963 del premio. Per rilanciare l’iniziativa del Viareggio, le viene proposta la segreteria letteraria, incarico che assumerà continuativamente per quarant’anni, dal 1964 al 2004, affiancandosi, oltre che a Leonida Rèpaci, ad altri tre presidenti (Sapegno, Villari e Garboli). Dell’esperienza nella gestione culturale del premio sono riportati ricchi resoconti nei volumi: Viareggio: 50 anni di cultura italiana (in cocuratela con Bogliari e Petroni) e Storie del premio Viareggio, scritto da Francesca Romana de’ Angelis sulla scorta dei ricordi e dei racconti di Sobrino. Di lì a qualche anno iniziano a uscire i suoi volumi di poesia: John che aspetti ad intonare del 1970 (Premio Tarquinia Cardarelli); Gioco di specchi del 1974 (Premio Internazionale Calabria); Flauto and concertina del 1977 (con una sezione di versi del 1971-1976 scritti in lingua inglese); Ricordi di un secolo del 1985 (Premio Dino Campana); Poesie ritrovate del 1992; Poesie scelte 1978-1998 del 1998; La corazza nuda del 2006 il cui titolo le venne suggerito da Cesare Garboli (terzo ex aequo Premio Firenze). Nel corso degli anni non viene meno l’impegno delle traduzioni, con la pubblicazione nel 1962 di Questo mondo capovolto di A. S. Esenin-Volpin (prefazione di Walter Mauro), nel 1966 di Un amore impossibile e altri racconti di Constant Burniaux, nel 1973 de Lo Sparviero di Maheux di Jean Carrière, nel 1987 di un volume di poesie di Emily Dickinson per la Newton Compton, nel 1990 di venticinque poesie di Katherine Mansfield e del racconto Novembre di Flaubert, nel 1996 delle Poesie da un soldo di Joyce e di Berk Place di Sylvia Plath. Un’attività che si riverbera nell’immaginario poetico, negli strumenti tecnici e negli stilemi sperimentati nella produzione lirica originale. Tra gli autori stranieri non tradotti, ma ripresi e citati nei propri versi, sono da annoverare anche T. S. Eliot e Dylan Thomas.
Guardando al panorama letterario italiano non è difficile rintracciare le numerose relazioni intellettuali coltivate dalla poetessa nel corso degli anni della segreteria del premio e che emergono dalla corrispondenza conservata nei fondi documentari degli autori e dalle prefazioni e postfazioni di cui è curatrice. Più difficile da ricostruire è l’attività di consulenza culturale svolta presso la Rai e di cui vi è però evidente traccia in un paio di occasioni: la sceneggiatura, in cocuratela con Orazio Tramontana, de La riva di Charleston di Raffaello Brignetti e l’adattamento radiofonico della sceneggiata in quindici puntate di Pamela di Samuel Richardson, promossa dal Consiglio regionale della Toscana in collaborazione con il servizio televisivo nazionale, oltre alla sua personale partecipazione alla seconda edizione di Poeti in gara, nel 1990, in duello con Mario Luzi.
Sul fronte del suo impegno femminista, che attraversa gli anni caldi delle rivendicazioni, va ricordata l’iniziativa dell’istituzione, nel 1983, del Premio letterario Donna Città di Roma, nella cui giuria furono coinvolte Elena Gianini Belotti, Angela Bianchini, Natalia Aspesi e Francesca Romana de’ Angelis e l’allestimento, in collaborazione con Luce d’Eramo, dell’antologia Europa in versi: la poesia femminile del ‘900, pubblicata nel 1989.
La poetessa opera, nel corso degli anni, anche nella giuria del Premio Circe Sabaudia e del Premio letterario nazionale di haiku e si fa promotrice della manifestazione culturale Lettura di Poesia, attiva a Cori tra il 1986 e il 1990. Muore il 26 dicembre del 2016. L’archivio personale, con la documentazione inerente agli anni di segreteria del premio Viareggio (verbali delle riunioni, lettere di editori e giurati, programmi) è stato consegnato nel 2018 al Comune del Premio, mentre parte cospicua della sua dotazione libraria personale è stata regalata alla Biblioteca comunale di Cori. La sua opera è stata tradotta e diffusa in Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Polonia, Cecoslovacchia, Argentina e compare in alcune antologie italiane, tra cui Poesie d’amore. In segreto e in passione, a cura di F. Pansa e M. Bucchic.
Alla scrittura Gabriella Sobrino si accosta come ad una pratica domestica e intima: «Per me allora le parole erano leggere come carezze, qualcosa da gustare nella solitudine della mia stanza e nello spazio breve del mio scrittoio» (cfr. Storie del Premio Viareggio, pp. 25-26). Dietro un’apparente essenzialità stilistica e spontaneità del racconto, si cela però una scelta artigianale raffinata e tutt’altro che ingenua del dettato poetico. Nelle sue raccolte il dato biografico diventa movente della composizione. Negli episodi del quotidiano, negli incontri e nei viaggi rievocati in sprazzi di colore, suoni e sensazioni, è possibile rintracciare l’eziologia di buona parte della sua attività lirica. Ricorrente, in particolare, il tema della crisi e del distacco amoroso, in cui leggere in controluce le vicissitudini del primo matrimonio. Di fronte alla falsificazione della comunicazione interpersonale esperita dall’autrice, la poesia si offre, a Sobrino e al suo lettore, come strumento di ricomposizione del senso, dell’espressione tenera ed antiretorica, della vera possibilità comunicativa. Nell’atto discorsivo, nei nessi inediti tra le parole, trova riscatto la lacerazione dei rapporti interpersonali. Allo svuotamento comunicativo dello scambio verbale reale, risponde la potenza espressiva della poesia, che risignifica il linguaggio e crea inediti spazi di comprensione e dialogo aperto all’altro. Da sottolineare ancora l’uso metonimico dei luoghi, rievocati per suggerire una sensazione, un’idea, un movimento dell’anima che vi hanno avuto sede e il rapporto tra ricordo passato e coscienza del presente, tra istante memoriale e lettura retrospettiva che attraversano carsicamente la sua opera. Accanto al tema relazionale non mancano poesie di più esplicita tensione civile o sollecitate dalle evoluzioni della società del consumismo e ancora versi di omaggio letterario e di giochi intertestuali. A livello di composizione tecnica le poesie sono brevi, libere nella struttura metrica, ma ricche di rimandi alle misure ritmiche della lezione della tradizione. L’insistenza nell’utilizzo delle parentesi e della dislocazione di parole nella pagina crea non solo un effetto polifonico di alternanza di più livelli espressivi, ma asseconda l’andamento spontaneo della rievocazione e della costruzione sentimentale del testo poetico, richiamando forse l’utilizzo ricorrente dei trattini nelle poesie di Dickinson, di cui pure è possibile cogliere citazioni e tramature poetiche. Altresì ricorsivo è l’utilizzo delle clausole finali: versi staccati rispetto ai precedenti, posti a chiosa del componimento, spazio dell’intermittenza del pensiero e delle sensazioni della poetessa. Tutti aspetti questi (a cui potrebbero aggiungersi uno studio puntuale degli ipotesti letterari e un’indagine dell’officina di scrittura dell’autrice) che meritano un approfondimento critico di cui ancora l’opera di Gabriella Sobrino non è stata debitamente oggetto.
Opere principali
John che aspetti ad intonare, Roma, Quartomondo, 1970.
Gioco di specchi, Siracusa, Cartia, 1974.
Flauto and concertina, Poggibonsi, Antonio Lalli, 1977.
Ricordi di un secolo, Milano, Rusconi, 1985.
Poesie ritrovate, Firenze, Sansoni, 1992.
Poesie scelte 1978-1998, Firenze, Loggia de’ Lanzi, 1998.
La corazza nuda, Firenze, Edizioni Polistampa, 2006.
Bibliografia critica essenziale
Sacripante Angiola, Prefazione, in Sobrino Gabriella, Flauto and concertina, Poggibonsi, Antonio Lalli, 1977, pp. 7-9.
D’Eramo Luce, Recensione a Flauto and concertina, Sage Journal, v. 13, n. 1, 1979, pp. 136-138.
Saviane Giorgio, Prefazione, in Sobrino Gabriella, Ricordi di un secolo, Milano, Rusconi, 1985, pp. 5-10.
Rugarli Giampaolo, Introduzione, in Sobrino Gabriella, Poesie scelte 1978-1998, Firenze, Loggia de’ Lanzi, 1998, pp. 5-9.
De’ Angelis Francesca Romana, Introduzione, in Sobrino Gabriella, La corazza nuda, Firenze, Edizioni Polistampa, 2006, pp. 7-21.
Scheda redatta da Allegra Tonnarini
Ultimo aggiornamento 20 Giugno 2026