Elsa Morante
Profilo
Elsa Morante nasce il 18 agosto 1912 a Roma in una modesta famiglia piccolo-borghese, figlia di una maestra, Irma Poggibonzi, ebrea originaria di Modena, e di due figure paterne: il padre legittimo Augusto, siciliano di origini abruzzesi, istitutore in un riformatorio di Trastevere, e il padre naturale Francesco Lo Monaco, anch’egli siciliano, forse introdotto dallo stesso Augusto per evitare di annullare in maniera disonorevole il matrimonio. Morante trascorre l’infanzia al Testaccio; nel 1922-1923 la famiglia si trasferisce in un villino a Monteverde Nuovo, ma già nel 1934 la giovane scrittrice vive da sola in camere in affitto, determinata a mantenersi con la scrittura e contando, al riguardo, sulla protezione di Guelfo Civinini, autore al tempo assai influente.
Allo stato attuale delle conoscenze, l’esordio di Morante è costituito dalla pubblicazione della poesia Tutto nel quaderno del luglio-agosto 1931 della rivista «L’Eroica», sulla quale tra il 1932 e l’inizio del 1933 appaiono altri tre componimenti poetici – Gioia, Grido dell’allodola e Saluto della sera –, anch’essi di sapore tardo-romantico e dannunziano. Nella prima metà degli anni Trenta la giovane autrice pubblica perlopiù storie e filastrocche per bambini sul «Balilla», sul «Corriere dei piccoli» e sul «Cartoccino dei piccoli», oltre a collaborare come ghost writer a Scricciolo e Ci. di Civinini. Il suo primo lavoro per un pubblico adulto, Il romanzo del piccolo Bepi, esce nel 1933 su «Novella» mentre dal 1935 al 1939 svariati racconti, la poesia Semplice e il romanzo a puntate Qualcuno bussa alla porta appaiono sulla rivista per insegnanti elementari «I diritti della scuola».
All’inizio del 1936 Morante conosce Alberto Moravia con il quale avvia una relazione. Nel maggio 1937 pubblica, con l’avallo di Giacomo Debenedetti, il suo primo racconto, L’uomo dagli occhiali, sulla prestigiosa rivista «Meridiano di Roma», sulla quale, sino al 1940, usciranno altri cinque testi, particolarmente rappresentativi della sua maturazione narrativa e culturale. Tra il 1939 e il 1941 collabora regolarmente al rotocalco «Oggi», diretto da Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio, con racconti a suo nome e articoli di costume perlopiù firmati con lo pseudonimo Antonio Carrera.
Nell’aprile del 1941 Morante si unisce in matrimonio con Moravia; i due si trasferiscono poco dopo in un appartamento di proprietà del marito in via Sgambati. Nel novembre del medesimo anno vede la luce la prima raccolta di racconti dell’autrice, Il gioco segreto, presso Garzanti. L’anno successivo appare presso Einaudi la lunga favola Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina, che dà avvio al sodalizio di Morante con quello che sarà l’editore di tutte le sue opere maggiori. Al 1941 data anche l’inizio del romanzo Menzogna e sortilegio che, dopo varie vicissitudini legate allo sfollamento a Fondi insieme a Moravia tra il settembre 1943 e il maggio 1944, viene ultimato nel 1947 ed esce nel 1948. Il romanzo ottiene il Premio Viareggio, a pari merito con I fratelli Cuccoli di Aldo Palazzeschi. Nel 1949 Morante e Moravia si trasferiscono in un più ampio appartamento in via dell’Oca; nel 1950, Moravia acquista per la moglie anche uno studio in via Archimede.
Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta Morante vive una tormentata storia d’amore con Luchino Visconti, sviluppando anche in ragione di ciò un più spiccato interesse nei confronti del cinema. A questo periodo risalgono il trattamento Miss Italia, redatto a quattro mani con Alberto Lattuada, e la collaborazione con la Rai per la rubrica settimanale Cinema. Cronache di Elsa Morante, che si interrompe bruscamente alla fine del novembre 1951 per le ingerenze dei vertici dell’azienda in una recensione critica a un film di Lionello De Felice.
Nel 1951 la scrittrice pubblica su «Botteghe oscure» la poesia L’avventura, mentre l’anno successivo è impegnata nella stesura di due romanzi che vorrebbe riunire sotto il titolo Due amori impossibili. Il primo si intitola Nerina e ha come protagonista una ballerina destinata a morire giovane, ma Morante non lo porta a termine, ricavandone però il racconto Lo scialle andaluso, uscito anch’esso su «Botteghe oscure» nel 1953 e destinato a dare il titolo alla raccolta di narrativa breve del 1963. L’altro romanzo è L’isola di Arturo, le cui prime embrionali carte risalgono al 1949 e che vedrà la luce nel 1957, aggiudicandosi il Premio Strega.
Nel 1958 la scrittrice pubblica la silloge Alibi nella collana Collezione di poesia di Longanesi diretta da Nico Naldini. Nella nota che apre il volume, le composizioni poetiche, redatte a partire dal 1941, sono presentate come una sorta di divertissement, ma in realtà le caratterizza una robusta coerenza stilistica e tematica: si tratta di una lirica di argomento prevalentemente erotico, il cui ‘linguaggio alato’, dalle sfumature preziose e romanzesche, celebra l’amour fou e la forza salvifica dell’immaginazione.
Nel frattempo, Morante pensa a un volume di racconti, in vista del quale inizia a scrivere Senza i conforti della religione¸ che presto si trasforma nel progetto di un nuovo romanzo, destinato però a rimanere inconcluso. Nel 1959 si reca a New York e qui conosce il giovane pittore Bill Morrow; ne nasce un intenso rapporto sentimentale che si concluderà tragicamente nell’aprile 1962 con la morte dell’amato. Nell’autunno dello stesso anno Moravia, che per tutto questo tempo è rimasto accanto alla scrittrice, lascia il tetto coniugale e Morante sprofonda in un periodo di dolorosa crisi, durante il quale si avvicina sempre più al pensiero di Simone Weil e alle religioni orientali.
Nel 1965 Morante, che d’ora in poi vivrà da sola in via dell’Oca, tiene la conferenza Pro o contro la bomba atomica, che dà avvio alla fase più tarda della sua parabola letteraria. L’autrice si concentra sulla funzione politica della scrittura, la cui missione è restituire realtà a una contemporaneità sprofondata nell’irrealtà e nel potere alienante della borghesia. Il primo frutto è Il mondo salvato dai ragazzini e altri poemi, che appare nel 1968, preceduto l’anno precedente dalla pubblicazione su «Nuovi Argomenti» della Canzone degli F.P. e degli I.M. in tre parti. Il libro è volto a delineare un itinerario che prende le mosse, nei due poemetti di Addio, da una sorta di goticismo lirico incentrato sul lutto per la morte di Morrow, attraversa poi lo sfrenamento lisergico dei componimenti della Commedia chimica e la «parodia» della tragedia classica della Serata a Colono, inclusa in questa sezione, per approdare al «vero “mai visto”» (Pasolini) di una poesia narrativa e anarchica nelle finali Canzoni popolari, parzialmente ispirate nel suo originale sperimentalismo alla vena controculturale della Beat Generation. Per utilizzare un termine di Weil, Il Mondo salvato dai ragazzini inscena un processo di ‘discreazione’ dall’io poetico iniziale alla voce collettiva dei Felici Pochi, mettendo a fuoco temi e figure destinati a tornare nella Storia, caso editoriale del 1974.
Spentisi gli echi del lunghissimo dibattito sul romanzo, autentica opera mondo a cui ha affidato tutta la sua preoccupazione per le sorti dell’umanità, Morante si dedica a quello che sarà il suo ultimo lavoro, Aracoeli, uscito nel 1982 quando le sue condizioni di salute hanno subito un irreversibile peggioramento. Nell’aprile del 1983 Morante tenta il suicidio, ma è salvata dalla sua fedele domestica Lucia; le è diagnosticata una idrocefalia e viene ricoverata in una clinica romana, da cui non uscirà più. Muore il 25 novembre 1985 di infarto.
Opere principali
Alibi, Milano, Longanesi, 1958
Il mondo salvato dai ragazzini, Torino, Einaudi, 1968
Bibliografia critica essenziale
Bardini Marco, Elsa Morante e «L’Eroica», in «Italianistica», XLI, 2012, pp. 121-136.
Cardinale Eleonora, «O genio rinchiuso in una / cupola rossa ornata di papaveri»: prime osservazioni sul quaderno di Narciso, in Santi, sultani e Gran Capitani in camera mia. Inediti e ritrovati dall’Archivio di Elsa Morante, a cura di Giuliana Zagra, catalogo della mostra (Roma, 26 ottobre 2012-31 gennaio 2013), Roma, Biblioteca nazionale centrale di Roma, 2012, pp. 93-102.
Carmello Marco, La poesia di Elsa Morante, Una presentazione, Roma, Carocci editore, 2017.
Cascio Gandolfo (a cura di), Saggi sulla poesia di Elsa Morante, Amsterdam, Istituto Italiano di Cultura, 2015.
Ceracchini Silvia, Due strofe inedite di Narciso, in «Nacqui nell’ora amara del meriggio». Scritti per Elsa Morante nel centenario della nascita, a cura di Eleonora Cardinale e Giuliana Zagra, Roma, Biblioteca nazionale centrale di Roma, 2013.
Ceracchini Silvia, «Tu sei la fiaba estrema». Le poesie di Alibi, in «Cuadernos de Filología Italiana», XX, 2013, pp. 73-98.
D’Angeli Concetta, Leggere Elsa Morante. Aracoeli, La Storia e Il mondo salvato dai ragazzini, Roma, Carocci editore, 2003.
Dell’Aia Lucia, La sfera del puer. Il tempo dei ragazzini di Elsa Morante, Roma, Aracne Editrice, 2013.
Porciani Elena, Elsa Morante, la vita nella scrittura, Roma, Carocci editore, 2024.
Rubinacci Antonella, Elsa Morante e il Mondo salvato dalla poesia, in «Configurazioni», I, 1, 2022, pp. 53-74, https://riviste.unimi.it/index.php/configurazioni/article/view/19798.
Rubinacci Antonella, Tra manoscritti e libri della biblioteca di Elsa Morante: genesi e significati del Mondo salvato dai ragazzini, Tesi di dottorato in Filologia e critica, supervisore T. de Rogatis – S. Contarini, Università degli Studi di Siena – Université de Paris Nanterre, XXXV ciclo, https://usiena-air.unisi.it/handle/11365/1234375.
Fondi archivistici
Archivio Morante presso Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (segnatura A.R.C. 52).
Scheda redatta da Elena Porciani
Ultimo aggiornamento 25 Marzo 2026