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Premio Viareggio-Rèpaci

Viareggio

Descrizione

Il Premio Viareggio-Rèpaci, uno dei premi letterari più prestigiosi in Italia, fu fondato a Viareggio nel 1929 su iniziativa di tre amici: Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni. L’istituzione del Premio nacque come controproposta al Premio Bagutta, considerato eccessivamente circoscritto a una dimensione cittadina (milanese, nello specifico): si intendeva invece dare vita a un riconoscimento di più ampia risonanza, effettivamente capace di incidere nel panorama culturale nazionale. Il Premio nacque con una marcata istanza antipolitica, anche se durante il ventennio fascista dovette necessariamente confrontarsi con le pressioni del regime, fino ad accettare la presidenza di un mussoliniano, Lando Ferretti. Tra i giurati susseguitisi negli anni si annoverano Franco Antonicelli, Rosanna Bettarini, Giorgio Caproni, Giacomo Debenedetti, Cesare Garboli, Natalia Ginzburg, Giovanni Giudici, Mario Luzi, Giovanni Macchia, Pier Vincenzo Mengaldo, Geno Pampaloni, Giovanni Raboni, Natalino Sapegno, Giorgio Saviane, Enzo Siciliano, Rosario Villari, Paolo Volponi. Proprio attraverso la storia delle assegnazioni, delle vittorie, delle partecipazioni al Viareggio, non priva di controversie – relative, ad esempio, all’assegnazione stessa dei premi, all’ingerenza esercitata da Rèpaci stesso, agli scontri e antipatie tra giurati come Garboli e Raboni – è possibile ricostruire un panorama accurato della storia letteraria novecentesca d’Italia. Un contributo prezioso in tal senso è quello della poetessa e traduttrice Gabriella Sobrino, che ne fu segretaria nonché giurato per quarant’anni, e ne raccontò le intricate vicende in un dossier scritto a quattro mani con la critica Francesca Romana de’ Angelis, che abbraccia l’arco temporale 1964-2004.

Nel corso degli anni, il Premio è stato assegnato a numerose poetesse, segnando momenti significativi per l’affermazione della scrittura femminile. Si ricordi, innanzitutto, l’assegnazione del Premio, nel 1948, a Selva d’amore di Sibilla Aleramo, uscito per Mondadori l’anno prima. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta non si registrano assegnazioni a poetesse, delineando una fase di sostanziale marginalizzazione della voce poetica femminile, contrastata da una nuova fase di affermazione a partire dagli anni Settanta. Inaugurò questo nuovo periodo felice Rossanna Ombres, vincitrice nel 1974 con Bestiario d’amore (Rizzoli, 1974), recentemente riedito per Graphé (2025). A seguire, Rosita Copioli vinse il Premio Opera Prima nel 1979 con Splendida luna solis, raccolta presentata da Giovanni Giudici e sostenuta da Giovanni Raboni. Due anni dopo nel 1981, furono due altre donne a vincere un Viareggio: Maria Luisa Spaziani con Geometria del disordine e una esordiente, Vivian Lamarque, con il suo Teresino, pubblicato quell’anno per i tipi della Società di Poesia di Guanda, che le valse il Premio Opera Prima. A seguire Lamarque, l’anno dopo anche Patrizia Valduga, esordiente con Medicamenta e altri medicamenti (Mondadori, 1982), vincerà il Viareggio Opera Prima. All’inizio del nuovo decennio, nel 1991, sarà Gabriella Leto ad aggiudicarsi il Premio con Nostalgia dell’acqua, uscito un anno prima per Einaudi. Seguirà Ballate non pagate (Mondadori, 1995) di Alda Merini, vincitrice nel 1996, De chi (Scheiwiller, 1997) di Franca Grisoni nel 1997, e Sempre aperto teatro (Einaudi, 1999) di Patrizia Cavalli nel 1999.

Autrici coinvolte

Autrici premiate

1948

  • Sibilla Aleramo

1979

  • Rosita Copioli

1981

  • Vivian Lamarque

1982

  • Patrizia Valduga

1991

  • Gabriella Leto

1994

  • Alda Merini

1997

  • Franca Grisoni

Scheda redatta da Lucia Battistel

Ultimo aggiornamento 21 Marzo 2026

Materiali

Logo attuale del Premio Viareggio-Rèpaci

Logo attuale del Premio Viareggio-Rèpaci

Rossana Ombres, Bestiario d'amore (1974)

Rossana Ombres, Bestiario d'amore (1974)

Vivian Lamarque, Teresino (1981)

Vivian Lamarque, Teresino (1981)

Sibilla Aleramo, Selva d'amore (1947)

Sibilla Aleramo, Selva d'amore (1947)

Patrizia Cavalli, Sempre aperto teatro (1999)

Patrizia Cavalli, Sempre aperto teatro (1999)

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