Giovanna Bemporad
Profilo
Poetessa, traduttrice e presenza anticonformista nel contesto culturale italiano dal secondo dopoguerra in poi, Giovanna Bemporad nasce a Ferrara il 19 novembre 1923 da una famiglia ebraica: ultima di sei figli, il padre Ettore è avvocato, la madre, Vittoria Caniato, è originaria di Rovigo. Frequenta il Liceo Classico “Galvani” a Bologna, dove si trasferisce con i familiari nel 1939; dal 1941, abbandonata la scuola, intraprende una formazione libera e irregolare, tuttavia segnata dall’influenza di intellettuali come Vincenzo Errante, Mario Praz, Leone Traverso e soprattutto il professore, anglista e traduttore Carlo Izzo. Autentica enfant prodige, si dedica alla traduzione dal tedesco, dall’inglese, dall’ebraico, dal latino e dal greco realizzando, ancora adolescente, una versione in endecasillabi dell’Eneide di Virgilio, divulgata a Bologna fin dai primi anni Quaranta; il mito della sua precocità è alimentato dalla stessa Giovanna, che camuffa il proprio profilo anagrafico posticipando di qualche anno la data di nascita, ma il suo talento è riconosciuto subito dagli editori, che le propongono i primi contratti (Enrico Bemporad per una antologia dell’epica, Aldo Garzanti per versioni dai poeti inglesi). Le leggi razziali del 1938 costringono i Bemporad ad adottare misure (cambio di cognome, adesione al cattolicesimo) che si rivelano inefficaci: per evitare le persecuzioni, nell’autunno 1943 si trasferiscono a Fiesso Umbertiano, in provincia di Rovigo; Giovanna, adottato il cognome “Bembo”, nel 1942 ha già pubblicato traduzioni dal greco e dal latino di alcune parti dell’Eneide, dell’Iliade e dell’Odissea nell’Antologia epica per la Scuola Media curata da Luigi Volpicelli, e tende sempre più a prendere le distanze dai genitori (soprattutto dalla madre), che non accettano il suo stile di vita controcorrente persino nel modo di vestire. Negli anni della guerra (dicembre 1943-febbraio 1944) si trasferisce in Friuli, nei pressi di Casarsa, dove frequenta Pier Paolo Pasolini conosciuto a Bologna quando frequentava casa Bemporad; invitata da lui a pubblicare poesie e traduzioni, partecipa – sempre firmandosi “Giovanna Bembo” – al primo numero della rivista universitaria «Il Setaccio» (di cui lo stesso Pasolini è uno dei fondatori e redattori); nel 1944, traferitosi quest’ultimo a Versuta (frazione del paese), Giovanna anima le attività culturali della “scuola popolare” riproposta a seguito dell’iniziativa analoga di San Giovanni, insieme a Riccardo Castellani, Cesare Bortotto, il pittore Rico De Rocco e la violinista Pina Kalz. L’esperimento, seppur limitato a poco tempo (nel febbraio del ’44 la scuola viene chiusa dalle autorità perché Pasolini non è ancora laureato), le consente di mettere a fuoco competenze non comuni nel campo delle letterature antiche moderne: Giovanna, poliglotta, vi insegna infatti greco e inglese, mostrando inoltre tratti originali della propria personalità e una straordinaria affinità con Pasolini stesso, con cui intrattiene rapporti confidenziali e della cui influenza sembra risentire il suo primo libro di poesie, Esercizi, uscito poi nel 1948 e ripubblicato, con diverse integrazioni, nel 2011 con il titolo Esercizi vecchi e nuovi. Una poesia che trova i suoi referenti letterari in Ungaretti, Cardarelli, Valery, autori cui guarda anche il primo Pasolini. Il volume, incentrato sulla perfetta sintesi fra antico nitore formale e straordinaria modernità, raccoglie poesie e traduzioni dagli antichissimi poemi indiani dei Veda, da Omero, Saffo, i grandi francesi dell’Ottocento (Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, Valéry), i moderni lirici tedeschi (Hölderlin, Rilke, George). L’opera sarà insignita di diversi premi: il Vallombrosa, lo Stresa, l’Elea.
L’ultima fase del periodo bellico la vede protagonista di atti provocatori nei confronti di soldati nazisti, fino a quando viene catturata dalle SS tedesche e rinchiusa per alcuni mesi nel carcere di Rovigo. Dal 1945 al 1949 Giovanna vive una fase di grande instabilità, dovuta in parte alla sua naturale propensione alla contestazione, che la induce ad atteggiamenti e comportamenti estremi: ad esempio, il dichiararsi lesbica per motivi politici, il cambiare continuamente domicilio (a Venezia dimora per un lungo periodo in uno scantinato, in condizioni di indigenza, sostenuta solo dagli amici). Affronta esperienze culturali diverse (anche per far fronte ai problemi economici) occupandosi di saggistica, letteratura, critica teatrale, traduzioni: collabora come pubblicista con il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), dirigendo la rivista «Il Fronte della Gioventù», e con «Il Mattino del Popolo», «La Sorgente» di Rovigo, «Il Tirreno» di Livorno, «Il Progresso d’Italia» di Bologna, «Il Paese» di Roma, «Noi Donne» di Roma, «Il Giornale dell’Emilia» di Bologna, «La Gazzetta Padana» di Ferrara, «Pagine Nuove» di Roma, «Cronache Veneziane». Più regolare la fase in cui risiede in Toscana fra il 1949 e il 1956, a Siena e nel Chianti, ospite dei Vivante e dei conti Capponi. Costante il suo rapporto, in forma epistolare, con familiari e amici, con cui corrisponde fino agli anni Sessanta: i genitori, la sorella Elena, la traduttrice Gabriella Bemporad (figlia dell’editore fiorentino Enrico), l’amica Giovanna Pettenello, l’antichista Paolo Vivante, il pittore Davide Orler.
L’inizio degli anni Cinquanta inaugura una fase piuttosto fertile riguardo le traduzioni: nel 1952 pubblica l’Elegia di Marienbad di Goethe e gli Inni alla notte di Novalis (presso Morcelliana, poi Garzanti nel 1986 con i Canti spirituali); nel 1956 Elettra di Hugo von Hofmannsthal (presso Cederna, poi uscita in una nuova edizione presso Garzanti nel 1981e messa in scena al Teatro Olimpico di Vicenza). Lontana da qualsiasi forma di engagement così come da ogni occasione di esposizione mediatica, Giovanna si dedica totalmente al raggiungimento della perfezione nella traduzione poetica. A seguito del trasferimento da Roma a Firenze, il 3 marzo 1957 sposa Giulio Cesare Orlando, democristiano (e futuro senatore della Repubblica italiana tra il 1968 e il 1992, nonché Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni fra il 1974 e il 1976), con Giuseppe Ungaretti come testimone di nozze e don Giuseppe De Luca come officiante. Tuttavia, la dimensione borghese e agiata della sua nuova condizione (l’appartamento a Roma, zona Eur, e a Milano) non influenza minimamente il suo modus vivendi: come testimonia l’amico Angelo Ferracuti, concepisce l’esercizio costante della poesia come esperienza totalizzante, vestendo sempre una sorta di sobria divisa (pantaloni attillati, camicie bianche e gilet), non facendo mistero delle proprie fragilità, scrivendo abitualmente di notte e, a beneficio di amici e giovani letterati, leggendo i propri versi ad alta voce con grande cura per la gestualità e per la pronuncia dell’endecasillabo, il metro prediletto, oggetto unico ed assoluto del suo lavoro teso alla perfezione. Per anni, dal 1952 al 1964, intrattiene una relazione epistolare con Camillo Sbarbaro; il carteggio viene pubblicato soltanto nel 2004 presso la casa editrice milanese Archivi del ’900 con il concorso della Scheiwiller Libri. Diversi intellettuali sono legati a lei da stima o amicizia: Luciano Anceschi, Cristina Campo, Elio Pagliarani, Giovanni Raboni, Giacinto Spagnoletti, Andrea Zanzotto.
È però la traduzione in endecasillabi dell’Odissea di Omero l’esperienza dominante e mai davvero conclusa della sua vita, un impegno pluridecennale che vedrà la prima pubblicazione di alcune traduzioni del poema nell’antologia per l’edizione scolastica della Pàtron nel 1965, poi l’uscita di alcuni canti del poema nel 1968 e nel 1970 per le Edizioni Eri e successivamente, nel 1990, per la casa editrice Le Lettere. L’incompletezza del lavoro testimonia la volontà, da parte di Giovanna, di insistere in un labor limae minuzioso e dai tratti maniacali. Nel 1993, l’opera si aggiudica il Premio Nazionale per la Traduzione Letteraria istituito dal Ministero per in Beni e le Attività Culturali, mentre l’edizione destinata alle scuole uscirà presso Einaudi nel 2003 con incisione a voce e commento di Vincenzo Cerami, seguita da una ristampa delle Lettere, uscita nel 2004.
L’ultimo progetto della sua vita (in nuce fin dagli Anni Quaranta) è dedicato alla traduzione dall’ebraico del Cantico dei Cantici, il libro dell’Antico Testamento sull’amore terreno e spirituale tra uomo e Dio; viene pubblicata da Morcelliana nel 2006 con l’introduzione di Daniele Garrone e la curatela della stessa Giovanna.
Muore a Roma all’età di 89 anni il 6 gennaio 2013. È sepolta nel cimitero di Fermo, città in cui il marito si è stabilito con la famiglia, originaria di Martina Franca.
Opere principali
Esercizi: poesie e traduzioni, con un ritratto di V. Guidi, Venezia, Urbani e Pettenello, 1948; poi Poesie e traduzioni, Fermo, Tip. La rapida, 1963; poi (con numerose aggiunte e un risvolto di G. Spagnoletti) Milano, Garzanti, 1980.
Esercizi vecchi e nuovi, a cura di A. Cirolla, Milano, Edizioni Archivio Dedalus, 2010 (con una ricca antologia critica con testi di P. P. Pasolini, G. Spagnoletti, A. Zanzotto, E. Pagliarani, L. Anceschi, M. Raffaeli, E. Trevi); poi, in una nuova edizione riveduta ed ampliata, a cura di V. Russi, Bologna, Luca Sossella Editore, 2011.
Bibliografia critica essenziale
AA.VV, Dagli anni Cinquanta ad oggi, in Italiane. Volume 3, a cura di E. Roccella e L. Scaraffia, Roma, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 2004.
Anceschi Luciano, Lettera a Giovanna Bemporad (1981), in Esercizi vecchi e nuovi, a cura di A. Cirolla, Milano, Edizioni Archivio Dedalus, 2010, pp. 209-210; 224.
Borio Maria, Giovanna Bemporad, in «Nuovi Argomenti», 5 gennaio 2014, http://www.nuoviargomenti.net/poesie/giovanna-bemporad/.
Cara Domenico-Ferracuti Angelo-Mariani Fabrizio-Pagnanelli Remo, Verso, l’illeggibile: poesia, scrittura, immagine tra segno e sogno, testo critico di D. Cara, scritture di A. Ferracuti, R. Pagnanelli, poesie di G. Bemporad, Eugenio de Signoribus, s.l., 1991.
Cecconi Andrea, Giovanna Bemporad lettere all’editore, 1941-1943: con sei lettere inedite di Salvatore Quasimodo, Firenze, Edizioni della Meridiana, 2018.
Izzo Carlo, Lettere a Giovanna Bemporad. 1940-1943, Milano, Edizioni Archivio Dedalus, 2013.
Magrelli Valerio, Addio a Giovanna Bemporad. Una vita di poesia tra l’Odissea e Pasolini, in «La Repubblica», 7 gennaio 2013, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/01/07/addio-giovanna-bemporad-una-vita-di-poesia.html
Pasolini Pier Paolo, Poesia della Bemporad, in «Il Mattino del Popolo», 12 settembre 1948; poi in ID., Portico della morte, Milano, Garzanti, 1988.
Pezzella Vicenzo (a cura di), Giovanna Bemporad. A una forma sorella, libro e DVD con una sua intervista, Milano, Edizioni Archivio Dedalus, 2011.
Pratesi Ludovico, I dimenticati dell’arte. Giovanna Bemporad, la poetessa amica di Pasolini, in «Artribune», 4 dicembre 2022, https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/who-is-who/2022/12/i-dimenticati-dellarte-giovanna-bemporad-poetessa-amica-pasolini/
Sbarbaro Camillo, Cara Giovanna: lettere di Camillo Sbarbaro a Giovanna Bemporad (1952-1964); con uno scritto di G. Lagorio, a cura di A. Benucci Serva, Milano, Archivi del ‘900, 2004.
Tavera Maria Grazia, Il lavoro editoriale di Giovanna Bemporad: traduzioni, relazioni, corrispondenze dal fondo conservato presso il Centro Apice, tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, Facoltà di studi umanistici, Corso di Laurea magistrale in Editoria, culture della comunicazione e della moda, a.a. 2020-2021, relatore Prof.ssa R. Cesana.
Trevi Emanuele, Giovanna Bemporad: L’Odissea di Omero, in «Nuovi Argomenti», n. 46, 1993.
Zanzotto Andrea, trascrizione della trasmissione radiofonica “Giovanna Bemporad e Alda Merini. Conversazione con Andrea Zanzotto”, Radio Lugana, 1980, in Esercizi vecchi e nuovi, a cura di A. Cirolla, Milano, Edizioni Archivio Dedalus, 2010, pp. 205-206.
Fondi archivistici
Le carte e la sua biblioteca sono in buona parte conservate presso il Centro Apice – Archivi della parola dell’immagine e della comunicazione editoriale (Università degli Studi di Milano).
Scheda redatta da Lucia Battistel
Ultimo aggiornamento 27 Febbraio 2026