Anna Oberto
Profilo
Anna Bontempi nasce il 6 dicembre 1934 ad Ajaccio, in Corsica, e, a soli cinque anni, si trasferisce a Genova con la sua famiglia. Studia ragioneria nell’istituto Giulio Cesare Abba e trova un impiego presso l’ufficio spedizioni della ditta di cosmetici Cesare Musso. Inizia a frequentare il cosiddetto Gruppo di Pegli, una compagine di giovani artisti, tra i quali si annoverano Paolo Mignone, Orazio Bagnasco, Gabriele Stocchi, Ugo Carrega, Corrado D’Ottavi e Martino Oberto. Con quest’ultimo si sposa nel 1956, anno in cui abbandona il lavoro per iniziare a svolgere l’attività di restauro per la Soprintendenza di Genova, per il Museo di Capodimonte di Napoli, per la Galleria Nazionale di Urbino e per la Pinacoteca di Siena. La coppia si dedica anche al cinema sperimentale producendo il film A proposito di Ezra Pound (1955) con Stocchi, insieme al quale, nel 1958, fonda la rivista «Ana Eccetera». Quest’ultima si propone come una piattaforma metaculturale, di impianto prevalentemente filosofico e linguistico, che accoglie, tra i vari contenuti, numerose opere verbo-visuali. Come supplemento, in quattro facciate numerate, del quinto numero della rivista, pubblicato nel 1963, esce, per esempio, La questione S., traduzione di La Questione S. Essai sur la mort dans la peinture de Scanavino, scritto nel 1961 dal poeta francese Alain Jouffroy per commentare i disegni del pittore genovese Emilio Scanavino, conosciuto ad Albisola nell’estate del 1958. Oberto qui traduce il testo di Jouffroy e inserisce i disegni di Scanavino come se fossero parole: l’operazione, denominata “verbalizzazione grafica”, consiste nel ridurre le immagini alle dimensioni dei caratteri tipografici e nel giustapporle. L’anno seguente, per la rivista «Phantomas», Bontempi ‒ che, però, assume il cognome del marito anche in ambito culturale ‒ redige l’antologia Poesie italienne de la nouvelle avant-garde (Bruxelles, Librairie Corman). Nel 1965, sul sesto numero di «Ana Eccetera» pubblica Sem-graphics. Analisi di forme di caratteristica grafica e di impegno semantico, mettendo in relazione un testo di Jean Pierre Duprey e un quadro dell’artista Otto Piene. Gli Oberto, inoltre, presentano la relazione Per una metodologia colloquiale che diventi costitutiva del discorso stesso di chiarificazione (come detto ‒ altrimenti come non detto) presso la galleria La Carabaga, un club d’arte nel quartiere genovese di Sampierdarena, durante un dibattito dedicato alla poesia visiva. L’artista accende, in questa fase, la querelle sulla dicotomia visivo/visuale (Anna Oberto, Distinzione tra visuale e visivo, in «Trerosso», n. 1, Genova, aprile-maggio 1966, pp. 11-13), rifiutando nettamente la poesia tecnologica ‒ ovverosia visiva, secondo Bontempi ‒ proposta dal fiorentino Gruppo ’70 di Pignotti e Miccini, e accogliendo, invece, la definizione di poesia visuale ‒ il termine è adottato da Carlo Belloli già nel 1948 ‒, intendendola come scrittura simbiotica e come semantografia. Nel 1967, pubblica, in soli venti esemplari, Languatic formula, un foglio a stampa (50×70 cm) battuto a macchina in cui si giustappongono lemmi di lingue differenti che sembrano dare luogo a una formula magica.
Aderendo alla Cooperativa Cinema Indipendente, aperta a Napoli ma ben presto trasferita a Roma, Anna e Martino Oberto producono il film Cogito Ergo Zoom (1968), con l’intento di rappresentare la metafora cartesiana. Tra il 1970 e il 1972, gli Oberto rilevano lo studio di Aldo Mondino in via Giulia a Roma con l’intento di stabilire un punto di raccordo, ossia un luogo di incontro, di scambio, di confronto, tra i vari gruppi verbo-visivi italiani. Nel frattempo, però, chiude la rivista «Ana Eccetera» e Bontempi si dedica alla poesia visiva, abbracciando sempre di più l’ottica femminista, come si evince da opere come Reflex, l’italiana ’69 (1969) e Situazione. Giornali dei giornali (1971) che criticano la condizione della donna all’interno della società e, in particolare, denunciano l’oggettificazione sessuale. Dall’11 al 31 gennaio 1972 partecipa alla “I Esposizione Internazionale di Operatrici Visuali”, organizzata da Mirella Bentivoglio su iniziativa di Ugo Carrega, presso il Centro Tool di Milano: adottando toni polemici e una prospettiva anticapitalista, Oberto scrive il Manifesto Femminista Anaculturale ‒ pubblicato in precedenza anche sul decimo e ultimo numero di «Ana Eccetera» ‒ avendo il sostegno di gruppi noti nell’ambito della lotta per l’emancipazione della donna come Rivolta Femminile, Collettivo di Lotta Femminista, Anabasi, Fronte di Liberazione Omosessuale, Cerchio Spezzato e Movimento per la Liberazione della Donna. Partecipa, infatti, al convegno femminista organizzato dal collettivo milanese sulla spiaggia di Varigotti, in Liguria, nel 1973, dove manifesta con due lavori grafici polemici e provocatori intitolati Creative intellective Woman. Tra il 1973 e il 1974, realizza il ciclo di opere “Anautopia per la città ideale”, costituita da serigrafie monocromatiche rappresentanti Urbino, accompagnate da alcune didascalie che stimolano la riflessione sul ruolo sociale della donna, determinato da convenzioni sociali imposte dagli uomini, a partire dal linguaggio ‒ ad esempio, domus-casa/domina-donna ‒, che deve essere, per l’autrice, ripensato, modificato, liberato. Dal 13 al 29 gennaio 1975, presso il Mercato del Sale di Milano, cura la mostra “Scrittura al femminile. Diario v’ideosenti/mentale αεom”, dove espone la serie “L’Utopico. Diario d’ideosenti/mentale” in cui, gli scarabocchi realizzati dal figlio Eanan, all’età di diciotto mesi, le annotazioni grafiche dell’artista, alcuni oggetti ludici e le polaroid scattate al figlio a Varigotti registrano l’apprendimento del linguaggio, in un’opera difficilmente categorizzabile ma di certo intersemiotica. Nello stesso anno, pubblica l’antologia Poesia al femminile sulla rivista «Le Arti» (Milano, n. 10-12), mentre nel 1978 partecipa alla XXXVIII Biennale di Venezia e, in particolare, alla mostra collettiva “Materializzazione del linguaggio”, curata da Mirella Bentivoglio. Nel 1979, compila la voce “poesia visiva” all’interno del sesto volume di Lessico politico delle donne (Milano, Gulliver), dedicato a Cinema, letteratura, arti visive, dando conto dell’apporto femminile al panorama verbo-visuale in Italia. Dagli anni Ottanta, Bontempi si occupa di performances ‒ tra le quali citiamo, per esempio, “Scritture d’amore. La Cerimonia. Diario” e “Lo spazio dei gesti” ‒ in cui la parola registrata sul nastro magnetico, l’immagine scattata dalla polaroid e le installazioni accompagnano il movimento, la narrazione gestuale. Partecipa alla Biennale di San Paolo dal 16 ottobre al 20 dicembre 1981, in una mostra collettiva al femminile che vede esposte le opere di numerose artiste e poetesse come Tomaso Binga, Elisabetta Gut e Marilede Izzo. Al Mercato del Sale, dal 3 al 30 ottobre 1984, partecipa alla mostra “Poesia visuale italiana / gli anni ’60, adesso”, curata da Ugo Carrega, insieme ad esponenti importanti del settore verbo-visivo come Carlo Belloli, Emilio Isgrò, Mirella Bentivoglio, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci ed Emilio Villa. Tra il 1992 e il 1993 dedica un ciclo di opere fotografiche ad Anna Perenna, divinità romana connessa al culto della fertilità, in cui l’autrice sconfina nella dimensione della sacralità. Nel 1993 Sandra Solimano cura una mostra antologica dedicata ad Anna Oberto, ricoprendo un arco temporale di tre decenni, di cui rimane il prezioso catalogo (Sandra Solimano (a cura di), Museo d’arte contemporanea di Genova: Anna Oberto, Genova, Museo di arte contemporanea Villa Croce, 1993). Oberto partecipa a numerose mostre, individuali e collettive, sia in Italia che all’estero, rimanendo sempre attiva nel panorama culturale di matrice sperimentale. Nel corso del suo variegato percorso poetico e artistico, cerca sempre di opporsi al linguaggio codificato al maschile, presentando una scrittura al femminile, definita “mitobiografia”, antitetica alla cultura dominante.
Eventi
Bibliografia critica essenziale
Bacigalupo Massimo, Martino & Anna Oberto, in «Bianco e Nero», n. 5-8, Roma, maggio-agosto 1974, pp. 148-149.
Solimano Sandra (a cura di), Museo d’arte contemporanea di Genova: Anna Oberto, Genova, Museo di arte contemporanea Villa Croce, 1993 (Catalogo della mostra “Anna Oberto: Mostra Antologica 1963-1993” tenutasi al Museo d’Arte Contemporanea di Genova, Villa Croce, dal 20 ottobre al 28 novembre 1993).
Fondi archivistici
L’archivio di Martino Oberto e Anna Bontempi ‒ costituito da cinquantuno scatole, ventisette tubi portadisegni e diciassette opere d’arte ‒ è conservato presso l’Università di Yale.
Scheda redatta da Clementina Greco
Ultimo aggiornamento 4 Marzo 2026

