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Antonella Anedda

Roma, 22 Dicembre 1955

Profilo

Antonella Anedda Angioy (il secondo cognome viene aggiunto all’anagrafe il 18 febbraio 1994) nasce a Roma da antica famiglia sardo-corsa, originaria dell’arcipelago della Maddalena, il 22 dicembre 1955. Il marito, Flaminio, è medico pneumologo ospedaliero, e la figlia, Sofia, nasce nel 1993. Il suo immaginario e la sua esperienza poetica sono segnati dai suoi luoghi d’origine, e i lunghi soggiorni in Sardegna durante l’infanzia e la giovinezza, tra la costa e il paese interno di Isili, fondano quel particolare sentimento di “isolatria” che più tardi darà il titolo a un suo volume di saggi (Isolatria. Viaggio nell’arcipelago della Maddalena, Laterza 2013). Allo stesso modo è rilevante l’esperienza biografica della malattia della madre, ricoverata a lungo in un sanatorio perché affetta da tubercolosi, costitutiva di quell’idea di vulnerabilità della condizione umana che così profondamente si rileva nella sua poesia. 

Studia Storia dell’arte all’Università Sapienza di Roma, dove si laurea con Augusto Gentili con una tesi su Vittore Carpaccio. Il lavoro di tesi inaugura l’interesse per la pittura veneta, che dopo la laurea verrà indagata con una ricerca su Palma il Giovane, sostenuta da una borsa di studio della “Fondazione Cini” di Venezia. La formazione di storica dell’arte incide molto nella sua poetica, per la valenza fortemente visiva della sua opera e per quell’attenzione al “dettaglio” che la caratterizza, e che verrà teorizzata nel volume La vita dei dettagli. Scomporre quadri, immaginare mondi (Donzelli 2009). Dopo avere conseguito il diploma della Scuola di perfezionamento in Storia dell’arte alla Sapienza, Anedda insegna materie letterarie in Scuole superiori e Atenei (Università di Siena, Università della Svizzera italiana). Nel 2018 consegue un PhD (Doctor of Philosophy) all’Università di Oxford, con un lavoro su Leopardi, Erasmus e Charles Darwin che verrà pubblicato in Italia nel 2022 col titolo Le piante di Darwin e i topi di Leopardi. Nel 2019 le viene assegnato un Dottorato honoris causa presso l’Université Sorbonne, Paris IV. Attualmente vive a Roma. 

Tra gli anni Anedda ‘80 e ‘90 frequenta quel fecondo ambiente poetico romano caratterizzato da riviste come «Braci», «Prato Pagano», «Nuovi Argomenti», e in particolare poeti e intellettuali come Milo De Angelis, Giovanna Siclari, Biancamaria Frabotta, Claudio Damiani, Valerio Magrelli, Emanuele Trevi, Edoardo Albinati. Il suo esordio poetico è tenuto a battesimo con una recensione da Amelia Rosselli, di cui fu amica, e a cui dedicherà la poesia Per un altro inverno che ne evoca la morte nel 1996, compresa in Notti di pace occidentale. Altro rapporto importante è quello con Franco Fortini, che fin dall’inizio l’apprezza e la incoraggia, e con Nicola Crocetti, che nel 1992 ripubblica una versione ampliata della raccolta di esordio Residenze invernali, uscita nel 1989 come plaquette con litografie di Ruggero Savinio.  

In questi anni le letture poetiche di Anedda si orientano verso la grande poesia europea dell’Otto e Novecento, con un’appassionata frequentazione della poesia russa (Cvetaeva, Mandel’štam, Achmatova, Brodskij, Larkin), di Celan e Rilke, di Jaccottet, di cui sarà apprezzata traduttrice fin dal 1994 (Appunti per una semina, Roma 1994), di poetesse americane come Moore e Bishop (anch’esse negli anni oggetto di traduzioni). La sua attività di traduzione trova un momento fondante nella raccolta di riscritture poetiche e traduzioni del 1998 Nomi distanti, in cui delinea per la propria poesia e formazione culturale un parterre poetico divergente rispetto al contesto letterario italiano. La traduzione sarà sempre parte importante della sua poetica, per quella valenza relazionale che la caratterizza («tradurre è provare a chiamare con la propria un’altra voce, ascoltarla, accoglierla nella propria linga rispettandone la specificità, non cancellandola», Passaggi tra immagini e parole. Intervista ad Antonella Anedda, in «Italianistica, 3, 2011, p. 183), accedendo anche a interessanti pratiche di autotraduzione per le proprie poesie in “limba”, una varietà del sardo a base logudorese costruita come lingua ‘propria’, presenti nei suoi libri fin dalla sezione Limba di Dal balcone del corpo (2007). In questa apertura interlinguistica è compreso non solo il sardo, ma anche il latino, la cui funzione sarà soprattutto recepibile nell’ultima raccolta di poesie, Historiae (2018). 

Se fin dall’esordio di Residenze invernali, nel 1989, Anedda si conquista un proprio spazio di riconoscimento nel panorama poetico, è con Notti di pace occidentale, nel 1999, che la voce della poetessa si afferma definitivamente, non solo per la pregnanza espressiva, ma anche per la forza etica delle sue parole, tanto da vincere il prestigioso Premio Montale nel 2000. Dopo Il catalogo della gioia, uscito per Donzelli nel 2003, Anedda pubblica con Mondadori i libri che la faranno conoscere più ampiamente, Dal balcone del corpo nel 2007 (Premio Dessì e Premio Napoli 2008) e Salva con nome nel 2012 (Premio Viareggio 2012). Nel 2014 esce la prima edizione inglese delle sue poesie, Archipelago, per l’editore Bloodaxe Books, tradotto da Jamie McKendrick (John Florio Prize 2016 per la traduzione). L’ultima fase poetica aneddiana si inaugura con Historiae (Einaudi 2018), ed è caratterizzata da una forte ibridazione di generi: le opere degli ultimi anni (Geografie, 2021; Le piante di Darwin e i topi di Leopardi, 2022; Poesia come ossigeno. Per un’ecologia della parola, con Elisa Biagini, 2021) fuoriescono infatti dal concetto di ‘raccolta poetica’, pur mantenendo caratteri retorici e nodi di poetica pienamente coerenti con le precedenti fasi. Nel 2023 Garzanti ha pubblicato l’opera omnia delle sue poesie, Tutte le poesie, e la rivista «Polisemie» (Warwick University) le ha dedicato un numero monografico (Nulla è ancora profondo. Studi sull’opera di Antonella Anedda). 

Opere principali

Residenze invernali, plaquette con litografie di Ruggero Savinio e una nota introduttiva di Gianluca Manzi, Stamperia Bulla, Roma 1989.
Residenze invernali
, Roma, Crocetti, 1992.
Nomi distanti, Roma, Empirìa, 1998.
Notti di pace occidentale, Roma, Donzelli, 1999.
Notte chiara, plaquette con due incisioni di Giulia Napoleone, Santa Lucia ai Monti, Alessandro Zanella & Ampersand, 2001.
Il catalogo della gioia, Roma, Donzelli, 2003.
In una stessa terra, plaquette con una nota di Francesco Scarabicchi, Ancona, Comune di Ancona – Centro Studi Franco Scataglini, 2003. 

Dal balcone del corpo, Milano, Mondadori, 2007.
Salva con nome, Milano, Mondadori, 2012.
Historiae, Torino, Einaudi, 2018.
Tutte le poesie, Milano, Garzanti, 2023. 

Bibliografia critica essenziale

Baldacci Alessandro, “Per meglio capire l’orrore”.Antonella Anedda in dialogo con Amelia Rosselli, in «Kwartalnik neopilologiczny», LXVIII, gennaio 2021, pp. 5-14.
Bello Minciacchi Cecilia, L’identità, la morte, l’ago della memoria. Salva con nome di Antonella Anedda, in «Oblio. Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-Novecentesca»”, 11, 2013, pp. 124-133.
Cortellessa Andrea, Antonella Anedda, il baratro-ovest in La fisica del senso. Saggi e interventi su poeti italiani dal 1940 a oggi, Roma, Fazi, 2006, pp. 526-527.
Donati Riccardo, Apri gli occhi e resisti. L’opera in versi e in prosa di Antonella Anedda, Roma, Carocci, 2020.
Galgano Andrea, Antonella Anedda. La salvezza e il nome, in Mosaico, Roma, Aracne, 2013, pp. 569-572.
Ottonello Francesco, La lingua di Antonella Anedda tra sardo e latino, in «L’Ulisse», 23, 2020, pp. 584-590.
Princiotta Carmelo, La scuola dei viventi. Il tragico in De Angelis e Anedda, in I cantieri dell’italianistica. Ricerca, didattica e organizzazione agli inizi del XXI secolo. Atti del XVII congresso dell’ADI – Associazione degli Italianisti, a cura di Beatrice Alfonzetti, G. Baldassarri e F. Tomasi, Roma, Adi editore, 2013, pp. 1-10.
Verbaro Caterina, L’arte dello spazio di Antonella Anedda, in «Arabeschi», 5, gennaio-giugno 2015, pp. 23-35. 
Verbaro Caterina, Il sangue e il corallo. La scrittura ecologica di Antonella Anedda, in Giulia Bassi et alii, Nulla è ancora profondo. Studi sull’opera di Antonella Anedda, in «Polisemie», IV, 2023, pp. 33-47. 

Scheda redatta da Caterina Verbaro

Ultimo aggiornamento 13 Marzo 2026

Documenti

13.10.2024; Bellinzona, Sconfinare Festival 2024 , Antonella Anedda (Michela Locatelli/photolocatelli.ch)
13.10.2024; Bellinzona, Sconfinare Festival 2024 , Antonella Anedda (Michela Locatelli/photolocatelli.ch)
Antonella Anedda all'Università LUMSA di Roma per la IX edizione della rassegna 'Crescere in poesia' (20 marzo 2025)

Antonella Anedda all'Università LUMSA di Roma per la IX edizione della rassegna 'Crescere in poesia' (20 marzo 2025)

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