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Giusi Coppini

Firenze, 28 Luglio 1946 Firenze, 20 Giugno 1993

Profilo

Giuseppina Coppini nasce il 28 luglio 1946, studia al liceo artistico di Firenze e negli anni Sessanta si avvicina all’ambiente sperimentale della sua città. Nel 1968, insieme a Eugenio Miccini dà alle stampe un volume ciclostilato e rilegato con punti metallici, Definizione di violenza. L’anno successivo, entra a far parte del gruppo Amodulo Art, ovverosia in quella compagine di artisti e poeti ‒ Sarenco, Germana Arcelli, Ennio Bianco, Roberto Comini, Enrico Pedrotti ‒ coinvolti nella rivista «amodulo». Come risulta da una dichiarazione-manifesto comparsa nel catalogo di una mostra organizzata alla Libreria Rinascita di Reggio Emilia dall’8 al 21 novembre 1969, il gruppo si oppone alle istituzioni e ai circuiti culturali rifiutando ogni classificazione imposta dalla critica, in favore di un’arte totale che abbraccia la musica, il teatro, la poesia visuale, gli happenings, l’oggettistica, i film e perfino le manifestazioni in piazza. Nello stesso anno, dal 22 febbraio al 5 marzo espone con Rino Di Coste e Miccini alla Galleria Nuova Presenza di Palermo. Dal 7 maggio presenta le sue opere a una mostra presso la Galleria La Cornice di Taranto con Luciano Caruso, Gregorio Scalise e Michele Perfetti. Sul catalogo appare la riproduzione di L’homo ludens dell’artista fiorentina.

Nel 1970, per il quinto numero dei Quaderni di Tèchne, intitolato Teatro 1 e curato da Eugenio Miccini, pubblica Progetto per un’azione mitologica, una sorta di canovaccio drammaturgico contenente le indicazioni di allestimento per uno spettacolo tenutosi al Forte Belvedere di Firenze: uno spazio aperto con un gomitolo srotolato sul prato, qualche cartello riguardanti il filo di Arianna, un telo cosparso di piume e i suoni del temporale riprodotti da un nastro magnetico hanno l’obiettivo di stimolare la dimensione performativa dell’ambiente. Coppini è tra i fautori, per così dire, del Nuovo Teatro, una tendenza, se non un vero e proprio movimento di ricerca, che ha il suo simbolico inizio con il convegno di Ivrea del 10-12 giugno 1967 e che prevede, tra le varie proposte, di portare gli spettacoli fuori dai teatri per entrare in relazione con il tessuto sociale. Avvicinandosi all’environmental theatre di Richard Schechner, Coppini elimina gli attori e le maestranze, rivolgendo tutta l’attenzione al luogo per un teatro che si scrive e si esibisce da sé. Su Teatro 2, dello stesso anno, pubblica Versetto d’amore in cui un breve componimento poetico di sette versi («il teatro della rivoluzione è nel sangue / la vita è teatro / il teatro è totale / la vita e la rivoluzione sono cruente / sangue è violenza / la rivoluzione è delle idee / le idee si pagano col sangue») è seguito dalle indicazioni per la messinscena di uno spettacolo che prevede l’ingresso ‒ stavolta a teatro ‒ sul palcoscenico dell’artista stessa che, una volta tagliatasi in una parte del corpo «in cui il sangue deve uscire in abbondanza», deve tracciare, con “inchiostro” ematico, delle lettere dell’alfabeto sulla fronte di numerosi spettatori, prima di uscire dall’edificio. A questo punto, a causa dello scompiglio provocato, «le fronti del pubblico comporranno parole in libertà», con chiaro riferimento al teatro sperimentale futurista. Partecipa, inoltre, al convegno “Arte per arte” a Firenze ‒ con Vaccari, Pignotti, Isgrò, Chiari ecc. ‒ e pubblica il volume Carta del paesaggio, in cui il testo e le immagini sono ciclostilati su carte di vario colore che si aggiungono alla busta-premio intitolata Nuvole. Nello stesso anno, disegna le poesie visive Secundis REBUS, Ex iniquis REBUS gloriosae res gestae, Sic stantibus REBUS, Quidnam facerent de REBUS suis, Ex iniquis REBUS iniquae res all’interno del volume Poesie visive, 1962-1970 (Firenze, Techne, 1970) di Eugenio Miccini. L’anno successivo, dà alle stampe, insieme a Eugenio Miccini, Il popolo è forte (Brescia, Amodulo, 1971), in cui le parole, scritte in nero con vari font su fondo bianco, occupano lo spazio della pagina in modo tale da sembrare degli slogan. Dal 27 marzo al 2 aprile, intanto, Coppini espone le sue opere alla Galleria Duemila di Bologna, mentre il catalogo della mostra viene curato dalla Tèchne di Firenze. Nel frattempo, Paul De Vree e Sarenco la coinvolgono per una mostra collettiva internazionale, “Il libro 1968-1971”, il cui catalogo esce per le edizioni Amodulo di Brescia. A dicembre dello stesso anno, come supplemento alla rivista «Tèchne» e, nello specifico, come “Quaderno n. 16”, Coppini pubblica La invitiamo per il giorno (Firenze, Tèchne, 1971), un libro d’artista contente fogli di vari materiali e colori su cui il testo ciclostilato si affianca a collages e disegni. Nel 1972 l’autrice dà alle stampe Mitografie, un composito libro d’artista introdotto da Eugenio Miccini che interpreta il coppiniano bestiario mitologico come un laico sistema iconografico atto a ribaltare gli archetipici significati della tradizione per mezzo dell’enigma, del non-sense e della provocazione. L’arte ‒ «non altra che quella di vivere» (ivi, pp. nn.) ‒ o, per meglio dire, le arti hanno per Coppini una funzione eversiva e libertaria, come si evince da alcune sue dichiarazioni contenute in questo volume. Nello stesso anno, realizza l’opera Carte, in busta di plastica sigillata, in cui le carte da gioco francesi sono modificate graficamente dalla poetessa come se fossero le vignette di un fumetto. Un esemplare viene riprodotto sull’undicesimo numero di «Lotta poetica», nell’aprile 1972, all’interno di un articolo di Sarenco riguardo all’arte d’avanguardia. Sempre per Tèchne, nel 1973, pubblica Ovverosia dell’imprevedibile, introdotto da Antonio Bueno. Negli anni Ottanta, l’autrice si allontana dall’ambiente verbo-visivo. Muore il 20 giugno 1993. Delle sue opere sono state esposte alla mostra collettiva “Primo piano: parole, azioni, suoni, immagini da una collezione d’arte”, tenutasi al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato dal 21 giugno al 18 settembre 2006, allestita in occasione della donazione di un corpus di opere verbo-visive da parte di Carlo Palli.

Opere principali

Definizione di violenza, Firenze, s.e., 1968.

Carta del paesaggio, Roma, Uscita, 1970.

Il popolo è forte, Brescia, Amodulo, 1971 (con Eugenio Miccini).

La invitiamo per il giorno, Firenze, Tèchne, 1971.

Mitografie, Firenze, Studio Inquadrature 33, 197[2].

Carte, Firenze, s.e., 1972.

Ovverosia dell’imprevedibile, Firenze, Tèchne, 1973.

Collaborazioni a riviste

Eventi

Bibliografia critica essenziale

Marsi Simone, Il Teatro di Tèchne. Contributo alla storiografia del Nuovo Teatro Italiano, in «Sinestesieonline», a. XI, n. 37, Salerno, Sinestesie, 2002, pp. 1-19.

Scheda redatta da Clementina Greco

Ultimo aggiornamento 2 Marzo 2026

Documenti

Carta del paesaggio, Roma, Uscita, 1970.

Carta del paesaggio, Roma, Uscita, 1970.

Ovverosia dell’imprevedibile, Firenze, Tèchne, 1973.

Ovverosia dell’imprevedibile, Firenze, Tèchne, 1973.

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