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Giulia Niccolai

Milano, 21 Dicembre 1934 Alassio, 22 Giugno 2021

Profilo

Giulia Niccolai nasce a Milano il 21 dicembre 1934 da padre italiano e madre statunitense. Intraprende inizialmente l’attività di fotoreporter, esperienza che emerge con evidenza nel romanzo Il grande angolo (Milano: Feltrinelli, 1966), nel quale vengono rielaborate le esperienze maturate dall’autrice sul Nilo tra il 1959 e il 1960 e negli Stati Uniti tra il 1960 e il 1961. Successivamente, si trasferisce a Roma, dove tra il 1967 e il 1969 lavora nella redazione della rivista «Quindici», contesto che le consente di entrare in contatto con Adriano Spatola, che diverrà suo compagno e collaboratore. Nel dicembre 1969 pubblica la raccolta Humpty Dumpty in cui, rielaborando i nonsense e i calembours utilizzati da Lewis Carroll in Alice in wonderland nel 1865, dà luogo a una serie di componimenti afferenti alla poesia verbo-visiva. In tali testi, di matrice eminentemente visuale e caratterizzati da procedimenti di ripetizione, permutazione, combinazione e disposizione, ogni composizione deriva dall’isolamento di una parola tratta da Carroll, le cui potenzialità semantiche vengono progressivamente dischiuse ed espanse.

Nel 1970, Spatola e Niccolai si trasferiscono presso il Mulino di Bazzano, nel comune Neviano degli Arduini, dove animano una vivace comunità di poeti sperimentali e di artisti underground tra i quali Corrado Costa, Milli Graffi, Julien Blaine, Claudio Parmiggiani e Giovanni Anceschi. In tale contesto, il Mulino di Bazzano rappresenta un’esperienza di primaria rilevanza per lo sviluppo della cultura underground e per l’affermazione dell’esoeditoria in Italia, fungendo da laboratorio di pratiche artistiche e letterarie alternative ai circuiti ufficiali. Qui Spatola e Niccolai fondano la rivista «Tam Tam» (1971-1988), periodico delle Edizioni Geiger dirette dagli stessi fratelli Spatola che, oltre a mostrare un’apertura internazionale, si oppone all’establishment editoriale e culturale propugnando una poesia libera dalle leggi di mercato. Nel 1971 Niccolai dà alle stampe Greenwich (nonsense geografici) (Torino, Geiger), una raccolta di ventotto nonsenses di scrittura lineare composti tramite la tecnica del montaggio di lacerti verbali derivanti dalla destrutturazione di nomi di luoghi geografici. Nel 1974, l’autrice realizza Poema & Oggetto (Torino, Geiger, 1974) ‒ con introduzione di Milli Graffi ‒, un libro d’artista dalla marcata componente artigianale che accoglie al suo interno poesie visive, poemi concreti e alcuni poemi-oggetto. Questi ultimi prevedono l’accostamento di alcuni oggetti ‒ per esempio un filo rosso, un segnalibro, una busta e uno spillo ‒, incollati o cuciti sulla pagina, alla loro rappresentazione verbo-visiva sondando, così, il rapporto tra realtà percettibile e simbolo cognitivo. Anticipando, per certi versi, il Language of Thought Hypothesis teorizzato nel 1975 dal filosofo funzionalista Jerry Fodor, Niccolai sembra muoversi sia sul binario del sistema rappresentazionale astratto che su quello della conoscenza per idee, riconducibile alla filosofia di Hobbes. Due anni dopo, Niccolai pubblica Facsimile ‒ incluso nel quinto numero della rivista «Tau/ma» (1978) con Piccola teoria della citazione di Luciano Caruso, Paul M. di Jochen Gerz, Intend di Madeline Gins, What do you know? di Richard Nonas, Le stanze di Michelangelo Pistoletto e Caffeconcerto. Alfabeto a sorpresa di Francesco Cangiullo ‒ costituito da coppie di pagine: a sinistra compare quella che potremmo definire una “didascalia d’arte”, mentre a destra è collocata la fotografia corrispondente. Nel 1979 viene incaricata, insieme a Spatola, dal Dipartimento di Italianistica dell’Università di Sidney di tenere una serie di conferenze e di readings riguardanti la poesia italiana degli ultimi anni, concentrandosi in particolare sull’area sperimentale. Molto interessante, in tal senso, il suo intervento, tenutosi presso l’Università di Melbourne, intitolato “Women’s presence in italian experimental poetry”.

L’anno seguente traduce The geographical history of America di Gertrude Stein che viene pubblicato in italiano con il titolo La storia geografica dell’America, o Il rapporto della natura umana con la mente umana per la casa editrice milanese La Tartaruga. Nel 1981, l’autrice torna a Milano e pubblica la raccolta antologica Harry’s Bar e altre poesie (1969-1980) (Milano, Feltrinelli), con prefazione di Giorgio Manganelli, che comprende Humpty Dumpty, Dai Novissimi, Sostituzione, Greenwich, Webster Poems, Russky Salad Ballads, New Greenwich e, infine, Prima e dopo la Stein. La raccolta poetica Singson for new year’s Adam & Eve (Torino, Geiger, 1982) contiene esclusivamente testi in inglese perché scritti per Ian Simpson. A causa di un ictus, nel 1985 l’autrice si allontana dall’ambiente letterario e decide, qualche anno dopo, di divenire anila ossia una monaca buddista tibetana. Come rilevato da Bello Minciacchi, una delle dirette conseguenze di tali vicende autobiografiche consiste nella reintroduzione dell’io poetico, non più contrastivo come un tempo bensì acuto e lucido registrante frammenti di senso. Quando, nel 1994, Niccolai pubblica Frisbees (poesie da lanciare) ‒ che vince il Premio Feronia-Città di Fiano del 1995 ‒ per l’editore Campanotto, propone al lettore, ipotetico spettatore, un’attività sensoriale e cognitiva dal preponderante elemento ludico che lo coinvolge in modo attivo. I testi poetici qui raccolti reinterpretano i koan, ossia gli indovinelli o i paradossi appartenenti alla pratica meditativa buddista, aventi lo scopo di stimolare, attraverso la rottura delle abituali connessioni logiche, il kenshō e il satori, cioè l’intuizione della non-dualità tra soggetto e oggetto e il consapevole risveglio spirituale.

Nel 2001 Niccolai pubblica Esoterico Biliardo (Milano, Archinto), un’opera in prosa di carattere introspettivo che attesta del coinvolgimento dell’autrice con la religione buddista. Il volume, denso di rimandi, echi, epifanie e memorie, si articola in due sezioni, Il crogiolo e La trasformazione, i cui capitoli, come dichiarato dall’autrice, «non hanno un centro, appaiono piuttosto come le tredici tessere di un mosaico separate tra loro da vasti spazi di gesso bianco o di silenzio» (p. 170). Altrettanto fitta di riflessioni di carattere gnoseologico e di rimandi all’arte figurativa è Le due sponde Spazio/Tempo – Oriente/Occidente, opera pubblicata nuovamente dalla casa editrice Archinto nel 2006. Nello stesso anno, viene insignita dell’Onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana su iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2012, invece, l’autrice torna alla poesia con la raccolta Frisbees della vecchiaia (Udine, Campanotto) e pubblica un volume metapoetico e autobiografico intitolato Cos’è ‘poesia’ (Milano, Edizioni del verri). Le ultime opere sono Foto & Frisbee (Salerno, Oèdipus, 2016), introdotto da Cecilia Bello Minciacchi, e Favole & Frisbees (Milano, Archinto, 2018). Giulia Niccolai muore ad Alassio il 22 giugno 2021. L’anno seguente Allison Grimaldi Donahue e Caterina Molteni organizzano un’esposizione denominata “Perché lo faccio perché. La vita poetica di Giulia Niccolai” dal 7 maggio al 5 giugno 2022 presso il Padiglione de l’Esprit Nouveau di Bologna. Nel 2023, in forma postuma, escono il volume Un intenso sentimento di stupore (Torino, Einaudi, 2023), curato da Silvia Mazzucchelli, che recupera e valorizza l’attività reportagistica dell’autrice, e il numero monografico di «Riga» (n. 45) curato da Alessandro Giammei, Nunzia Palmieri e Marco Belpoliti.

Opere principali

Humpty Dumpty, Torino, Geiger, 1969.

Greenwich, Torino, Geiger, 1971.

Poema & Oggetto, Torino, Geiger, 1974.

Russky Salad Ballads & Webster Poems, Torino, Geiger, 1977.

Harry’s Bar e altre poesie (1969-1980), Milano, Feltrinelli, 1981.

Singson for new year’s Adam & Eve, Torino, Geiger, 1982.

Frisbees (poesie da lanciare), Udine, Campanotto, 1994.

Frisbees della vecchiaia, Udine, Campanotto, 2012.

Foto & Frisbee, Salerno, Oèdipus, 2016.

Presenza in antologie

Collaborazioni a riviste

Collaborazione con case editrici

  • Geiger

Eventi

Bibliografia critica essenziale

Bello Minciacchi Cecilia, Scrivere senza anestesia. La chiarezza di Giulia Niccolai, in «il verri», a. XLIX, n. 25, Milano, Edizioni del verri, 2004, pp. 139-160.

Giammei Alessandro, La bussola di Alice. Giulia Niccolai da Carroll a Stein (via Orgosolo) fino all’illuminazione, in «il verri», a. LVIII, n. 51, Milano, Edizioni del verri, 2013, pp. 33-77.

Giammei Alessandro, “Desdemona, noun, See Othello”. Giulia Niccolai: Gender &Neoavanguardia, in «La Rivista di Engramma», n. 145, Venezia, 2017, pp. 187-202.

Giammei Alessandro, Palmieri Nunzia, Belpoliti Marco (a cura di), Giulia Niccolai, Macerata, Quodlibet, 2023.

Graffi Milli, L’action writing di Giulia Niccolai, in Giulia Niccolai, Poemi & Oggetti, Firenze, Le Lettere, 2012, pp. 13-45.

Guarracino Eloisa, Un epico-comico vero. Sulla ‘parola epicomica’ di Giulia Niccolai, in «Testuale», a. XXVI, n. 49, Verona, Anterem, 2010, pp. 7-43.

Lo Monaco Giovanna, Sotto la lente di un “io” negato: Il grande angolo di Giulia Niccolai, in Officina sui generis, a cura di Diego Salvadori e Niccolò Cencetti, Arcidosso, Effigi, 2024, pp. 73-87.

Sessa Marcello, Un centauro di testo e immagine. Interpretazione teorica del libro d’artista tra poesia concreta e poesia visiva: l’esempio di Giulia Niccolai, in «Avanguardia», a. XXIV, n. 71, Roma, 2019, pp. 19-46.

Scheda redatta da Clementina Greco

Ultimo aggiornamento 13 Maggio 2026

Documenti

Copertina di Russky Salad Ballads & Webster Poems (Torino, Geiger, 1977).

Copertina di Russky Salad Ballads & Webster Poems (Torino, Geiger, 1977).

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