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Anna Maria Ortese

Napoli, 13 Giugno 1914 Rapallo, 10 Marzo 1998

Profilo

Anna Maria Ortese nasce a Roma il 13 giugno 1914 assieme al gemello Antonio (morto nel ’37), quinta di sei figli e figlie: Raffaele (1908-1999), la sorella Maria (1910-1993), compagna di tutta la vita; Giuseppe, morto a meno di quattro mesi nel 1911; Emanuele (1912-1933) e Francesco (1920-1998). Il padre Oreste Ortese (1883-1853), dal nome anagrammatico e dal cognome di origine catalana (Ortez), era nato a Caltanissetta; la madre Beatrice (Bice) Vaccà (1881 o 1882-1951), benestante, era nata a Napoli, ma discendeva da un’antica casata di scultori carraresi. Entrambi religiosi, Oreste e Bice si sposano nel 1907: il loro è un amore profondo e assoluto, al punto da essere percepito come esclusivo dai figli.

Allo scoppio della Grande guerra Oreste parte per il fronte, e la famiglia si riunisce nuovamente solo nel ’19 a Potenza, dove gli Ortese restano per circa cinque anni prima della partenza per la Libia (1925-1928). La permanenza nell’allora colonia italiana non produce i frutti sperati da Oreste, rivelandosi anzi disastrosa, ma lascia un’impronta indelebile in Anna Maria.

Di ritorno in Italia, gli Ortese si stabiliscono a Napoli. Ha inizio così il primo periodo stanziale per Anna Maria, che ha modo di sviluppare un rapporto profondo, duraturo e complesso con la città.

Il 6 gennaio ’33 muore al largo della Martinica il fratello Emanuele, marinaio. Il dolore per la perdita ispira ad Anna Maria la prima prova letteraria: la poesia Manuele, pubblicata sull’«Italia letteraria» il 3 settembre dello stesso anno. Nella stessa rivista appaiono le prime prose narrative poi confluite in Angelici dolori (Milano, Bompiani, 1937), sotto il patrocinio di Massimo Bontempelli. Il libro ricevette aspre stroncature da Enrico Falqui e Giancarlo Vigorelli, ma nel complesso suscitò attenzione e interesse. In quell’anno morì anche il fratello gemello Antonio, pure marinaio, per mano di un commilitone in Albania.

Si rafforza nel frattempo il legame con la coppia Bontempelli-Masino. Incoraggiata dal loro amichevole sostegno, a partire dal ’38 Ortese inizia ad allontanarsi da Napoli, frequentando Firenze, Trieste, Venezia, dove si stabilì nel ’39 lavorando alla redazione del «Gazzettino» come correttrice di bozze, ma pubblicandovi anche alcune prose. La vittoria ai Littoriali femminili di Trieste le apre la strada a testate importanti, tra cui «Il Mattino», «Il Messaggero», il «Corriere della Sera», e a un’attività giornalistica che sarebbe rimasta la principale fonte di sostentamento negli anni a seguire.

Con il rientro a Napoli nel ’45, alla fine della guerra, collabora con quotidiani e periodici; in particolare con la rivista «Sud» (1945-1947), fondata da Pasquale Prunas, centro di aggregazione per intellettuali e scrittori napoletani che Ortese ebbe modo di conoscere e frequentare: tra gli altri si ricordano Luigi Compagnone, Raffaele La Capria, Vasco Pratolini, Francesco Rosi, Rocco Scotellaro, Domenico Rea, Gianni Scognamiglio. Fallito un tentativo di emigrare negli Stati Uniti, Ortese si sposta continuamente tra Napoli e Bologna, Firenze, Milano, Palermo, Reggio Calabria, Roma.

A partire dal ’50 collabora con «L’Unità» e con «Noi donne», settimanale dell’UDI (Unione Donne Italiane). Le prose comparse in quegli anni soprattutto su «Milano sera» confluiscono nell’Infanta sepolta, che inaugura la collana “Narratori contemporanei” delle edizioni legate al quotidiano milanese.

Tre anni dopo, la silloge di scritti eterogenei apparsi sul «Corriere di Napoli» e sul «Mondo» a partire dal ’51 confluiscono nel “Gettone” Einaudi Il mare non bagna Napoli, che vale a Ortese il premio Viareggio, ex aequo con le Novelle dal Ducato in fiamme di Gadda. Per via del ritratto amaro e negativo dell’ambiente intellettuale napoletano frequentato negli anni di «Sud» (Il silenzio della ragione), il libro suscita aspre polemiche, spingendo Ortese ad abbandonare la città. Nel frattempo, a breve distanza l’uno dall’altra sono scomparsi i genitori: Bice nel ’51, Oreste nel ’53.

Ha inizio così un periodo tormentato, durante il quale l’autrice si trasferisce a Milano e si sostiene scrivendo reportages di viaggio dall’Italia e dall’estero. Il reportage dalla Russia, visitata da Ortese con una delegazione dell’UDI nel ’54, appare su testate organiche al Partito Comunista («Noi donne», «l’Unità», «L’Europeo») e innesca nuove polemiche, questa volta di carattere ideologico, in particolare da parte di Rossana Rossanda: Ortese decide di lasciare il partito, cui si era iscritta dieci anni prima. La bohème milanese nella casa in zona Navigli, che Ortese racconterà nel dittico costituito idealmente da Poveri e semplici (1967) e dal Cappello piumato (1979), è segnata dall’amore intenso per Marcello Venturi (il Gilliat dei due romanzi). Nel ’58 escono la silloge Silenzio a Milano (Bari, Laterza), dove confluiscono gli scritti giornalistici e narrativi pubblicati in quegli anni, e l’antologia I giorni del cielo (Milano, Mondadori). Il romanzo d’esordio, L’iguana, di cui Ortese anticipa otto capitoli sul «Mondo» tra ottobre-novembre 1963, avvia nel ’65 la collaborazione con Vallecchi, che stamperà negli anni successivi Poveri e semplici, vincitore nello stesso ’67 del Premio Strega; e le raccolte La luna sul muro e altri racconti (1968) e L’alone grigio (1969).

Per Rizzoli esce invece il Porto di Toledo (1975), frutto di una tormentata reimmersione nella materia giovanile di Angelici dolori; ma il lavoro al romanzo si protrae a più riprese, sino alla morte dell’autrice.

Sempre gravata da difficoltà economiche e psicologiche, Ortese si trasferisce nello stesso anno a Rapallo con la sorella Maria. Riprende in mano un romanzo scritto alla fine del periodo milanese, Il cappello piumato, e riesce a pubblicarlo nel ’79 presso Mondadori. Un anno prima Rizzoli ha ristampato L’iguana; ma un relativo successo giunge solo con l’edizione Adelphi dell’86, dove il libro approda su segnalazione di Pietro Citati dopo Il mare non bagna Napoli (1984); segue nell’87 In sonno e in veglia: finalmente un editore che crede in lei.

Negli anni Ottanta Ortese pubblica presso Pellicanolibri di Catania Il treno russo (1983), riprendendo una parte del reportage dall’Unione Sovietica (poi edito integralmente a cura di Luca Clerici nella Lente scura, Milano, Marcos y Marcos, 1991); ed Estivi terrori (1987), dove riprende quattro racconti del decennio ’50-’60. Il mormorio di Parigi (Roma-Napoli, Theoria, 1986) raccoglie invece scritti giornalistici pubblicati sul «Corriere d’Informazione» e sul «Mondo» al principio degli anni Sessanta.

Il premio Fiuggi alla cultura e il vitalizio Bacchelli, ottenuti nell’86, garantiscono per la prima volta a Ortese una minima tranquillità economica, consentendole di acquistare una casa per sé e per la sorella a Rapallo.

Oltre alla Lente scura già citata, negli anni Novanta escono sempre grazie a Luca Clerici presso Adelphi i romanzi Il cardillo addolorato (1993) e Alonso e i visionari (1996),  e le prose di Corpo celeste (1997). Contemporaneamente la casa editrice Empirìa di Roma, diretta dall’amica Marisa di Jorio, pubblica l’opera poetica: il progetto di una raccolta organica di liriche, annunciata come prossima per Bompiani già nell’estate 1942, quindi riproposta senza successo a Rizzoli e a Mondadori tra la fine degli anni Cinquanta e la seconda metà dei Settanta (lo ricorda Giovannetti sulla scorta di Jannaccone e di Clerici), trova finalmente sèguito nel ’96 con Il mio paese è la notte (Roma 1996), vincitore del Premio Betocchi nel ’97; segue nel ’98, postumo, La luna che trascorre, curato e introdotto da Giacinto Spagnoletti.

La scomparsa della sorella Maria, nel ’95, aggiunge al dolore profondo la perdita dell’assistenza divenuta necessaria a causa di un disturbo cardiocircolatorio. Ortese viene però soccorsa dal fratello Francesco, tornato dal Canada. Nel ’97 riceve il Premio Campiello alla carriera.

Muore il 10 marzo 1998 a Rapallo per un collasso cardio-circolatorio, e viene seppellita nel cimitero di Staglieno a Genova.

Opere principali

La carrozza di Jane, Lugano, Laghi di Plitvice, 1988 (200 copie numerate)
Il mio paese è la notte, Roma, Empirìa, 1996
La luna che trascorre, a cura e con Introduzione di Giacinto Spagnoletti, Roma, Empirìa, 1998

Bibliografia critica essenziale

Annovi Gian Maria, N’auciello appucundruto. Le poesie napoletane di Anna Maria Ortese, in La grande iguana. Scenari e visioni a vent’anni dalla morte di Anna Maria Ortese, a cura di Angela Bubba, Aracne, Roma, 2020
Baldacci Alessandro, Emozione e inermità. Le «carte ritmiche» di Anna Maria Ortese, in «Italianistica», XLIX, 3, 2020, pp. 41-50
Cenci Carla, «Sopra un ponte di nulla». Luce e assenza nella poesia di Anna Maria Ortese, in «Il volo di Esterina. Poeti italiani del ‘900 e contemporanei», 2016, in due parti, rispettivamente:  https://poetiitalianicontemporanei.blogspot.com/2016/09/sopra-un-ponte-di-nulla-luce-e-assenza.html; https://poetiitalianicontemporanei.blogspot.com/2016/09/sopra-un-ponte-di-nulla-luce-e-assenza_30.html
Clerici Luca, Apparizione e visione. Vita e opere di Anna Maria Ortese, Milano, Mondadori, 2002; ora Milano, Luni Editrice, 2025
D’amico Francesca, «La tremenda pace di un sogno». Fanciullezza e altre presenze dell’irreale nella poesia di Anna Maria Ortese, in «Treccani 100», 2021, https://www.treccani.it/magazine/chiasmo/lettere_e_arti/Simbolo/ISUFI_la_tremenda_pace_di_un_sogno.html
Farnetti Monica, Leggere Ortese, Roma, Carocci, 2025
Fontanella Luigi, Sulla poesia giovanile di Anna Maria Ortese, in «Narrativa», 24, 2003, pp. 123-138; poi in «Nessun male può dirsi lontano». Anna Maria Ortese, una scrittrice morale, a cura di Paolo Di Paolo, Roma, Empirìa, 2014
Giovannetti Paolo, Poesia in cerca di libro. Sulla scrittura in versi di Anna Maria Ortese, in «Il Giannone», IV, 7-8, gennaio-dicembre 2006, numero monografico Per Anna Maria Ortese, a cura di Luca Clerici, pp. 165-181
Spagnoletti Giacinto, Realismo del meraviglioso in Anna Maria Ortese, in Novecento. I contemporanei, a cura di Gianni Grana, vol. 8, Milano, Marzorati, 1979
Spagnoletti Giacinto, Introduzione, in Ortese Anna Maria, La luna che trascorre, Roma, Empirìa, 1998

Fondi archivistici

Le carte poetiche di Anna Maria Ortese si conservano nella sezione V del Fondo Ortese, presso l’Archivio di Stato di Napoli, unità 786-923 (cfr. L’Archivio di Anna Maria Ortese. Inventario, a cura di Rossana Spadaccini, Linda Iacuzio, Claudia Marilyn Cardinale, Introduzione di Felicita De Negri, Napoli, Arti grafiche «Il Cerchio», 2006, in particolare pp. 105-122).

Scheda redatta da Luca Stefanelli

Ultimo aggiornamento 3 Aprile 2026

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