Anna Santoliquido
Profilo
Nata a Forenza, in provincia di Potenza, il 28 settembre 1948, Anna Santoliquido compie la sua formazione universitaria a Bari, dove si laurea in Lingue e letterature straniere, stabilendosi definitivamente nel capoluogo pugliese, dove ha svolto tanto la sua attività di docente di inglese nelle scuole secondarie quanto il suo infaticabile impegno di promotrice culturale, in favore sia della visibilità delle donne nel panorama poetico nazionale, sia delle relazioni fra le istituzioni letterarie del Sud Italia e quelle europee e mediterranee, soprattutto orientali; in tale duplice direzione va la fondazione, nel 1985, del Movimento Internazionale “Donne e Poesia”, tuttora da lei diretto. Per un quarantennio è stata una figura di spicco della rivista «La Vallisa», per poi dedicarsi, a partire dal 2024, alla nuova testata «La calce e il dado», che contamina suggestioni bodiniane e realistico-terminali.
L’esordio poetico avviene nel 1981 con I figli della terra, libro strutturato come indagine sul rapporto tra soggetto, memoria e terra d’origine, assumendo il Mezzogiorno come referente privilegiato, non più in senso folklorico, ma come luogo di sedimentazione storica e antropologica. Il soggetto lirico si configura come voce che registra tracce, presenze, stratificazioni, restituendo un’immagine del Sud segnata dalla permanenza di antiche forme culturali e dalla frattura prodotta dalla modernità: la terra, evocata nel titolo, è un luogo di appartenenza e insieme di conflitto, entro cui si inscrivono le dinamiche dell’identità. Sul piano formale la raccolta non nasconde un legame con la tradizione tardo-neorealistica e colloquiale, lontana sia dall’oscurità dei neo-orfici, sia dalla sprezzatura neoavanguardistica, sostituite da un’attenzione al valore simbolico delle immagini, grazie a un lessico progressivamente caricato di risonanze metaforiche.
La seconda raccolta Decodificazione (1986) risente dell’ansia analitica propria delle metodologie critiche degli anni Ottanta, che richiedevano che il lettore scomponesse il linguaggio per decifrarne il senso, mimando la fatica auto-interpretativa compiuta dallo scrittore. Ma, se questo approccio toccava nelle coeve neoavanguardie livelli di aridità, Santoliquido si lascia alle spalle (senza ironia e quasi incurante) queste ‘tecniche letterarie’, e gioca tutta la sua scommessa su un disvelamento metafisico, sorretto da una religiosità che faccia riconoscere, fra opacità, fratture, spaesamenti e angosce, un disegno portatore di senso. In questa prospettiva si colloca anche l’apparizione, qua e là, di mescidazioni di italiano e inglese, come a mostrare la caoticità della vita contemporanea, che la poesia è in grado di tramutare in una tensione costante verso la luce e la speranza. A fronte della desolata constatazione del disumanizzante trionfo della tecnocrazia, le tenui riemersioni memoriali – mai nostalgiche – della civiltà contadina valgono come riserve di umanità e di un amore che si muove lungo tutto il ventaglio del sentimento, dell’eros, della maternità e della fede.
Meglio si affaccia la postura etico-civile di Anna Santoliquido con la raccolta successiva, Ofiura (1987), titolo che indica un serpente marino che vive nei fondali limacciosi e che qui è allegoria del mare pugliese, spazio ambivalente di accoglienza e minaccia, bellezza e inquinamento. L’universo acquatico permea infatti l’immaginario del libro, dove il mare diventa luogo archetipico e metafora dell’esistenza. Accenni quasimodiani (come «l’oboe marino» della lirica Percorsi o come l’evocazione di miti magnogreci disseminati qua e là) e un certo gusto per la poesia fiabesca e visiva (come ne La luna e il mare), che si spiegano con la lezione modernista già presente in Decodificazione, ora convergono su un’inedita tensione ecologica: il mare, violato dalle petroliere e ridotto a deposito di veleni, diventa (per esempio nella lirica Fondo profondo) lo scenario di una fauna mostruosa e apolide, simbolo di una modernità predatoria. La forma metrica preferita è quella della strofa breve (spesso con parole-verso isolate) che facilita la concentrazione del lettore sulla densità delle metafore e libera la parola poetica verso realtà psichiche, sospese tra veglia e sogno.
Il gradiente etico e persino sociale della poesia, intravisto sin qui, aumenta con la quarta raccolta, Trasfigurazione (1992), che cerca di mettere in dialogo il caos della storia contemporanea e il bisogno di ordine, il dolore della morte e l’anelito alla vita. Il libro, strutturato in sei sezioni, è forse da considerare l’opera della maturità dell’autrice e, sin dalla sezione iniziale, “Arabeschi”, introduce il lettore a un immaginario onirico e perturbante, con figure corporee e naturali che esprimono fragilità e un indeterminato sentimento di oppressione. Sulla linea del sogno si muove anche la seconda sezione, “Il viaggio”, caratterizzata, però, da un ritmo più incalzante, con versi brevi e sintassi essenziale, spesso interrotta da enjambement che conferiscono ai testi tensione e frammentazione. Le due sezioni centrali “Nodi” e “Pathos” mettono in gioco i due temi classici del genere lirico, rispettivamente l’amore e il dolore, variamente declinati nelle loro varie forme private e pubbliche, ma pur sempre sentimenti totalizzanti, che coinvolgono mente e corpo, passione e rabbia, nostalgia e corporeità, potenza bruciante e vulnerabilità soggettiva. Alla ricerca di una composizione di queste lacerazioni sono dedicate le due sezioni finali, rispettivamente intitolate “Simbiosi” e “Variazioni”, in cui il punto di equilibrio – sempre provvisorio, eppure necessario – è cercato ora nel dialogo con altri autori, ora nella fede religiosa.
Con la sola eccezione di Nei veli di settembre (1996), silloge più declinata a favore dei temi della famiglia e della maternità, lungo tutto il corso degli anni Novanta la linea religiosa si intensifica, come confermano Rea confessa (1996) e Confessioni (di fine Millennio) (2000). Nella prima di queste raccolte, il percorso è segnato dal conflitto interiore e dalla tensione tra bene e male; poesie come Assalti e Canto rivelano la difficoltà di conciliare sofferenza e fede, mentre l’intera sezione “L’Arca” testimonia il recupero della spiritualità, attraverso il contatto con il divino e la natura. Confessioni, invece, rimarca la preoccupazione per la costante caduta dell’uomo nell’avidità e nella perdita della fede, accentuando l’urgenza di un riferimento spirituale in un mondo instabile.
Dopo il 2000 le drammatiche vicende belliche che piagano soprattutto il continente europeo lasciano una traccia evidente nelle nuove raccolte, Bucarest (2001) e Città fucilata (2010), dedicata, quest’ultima, all’eccidio della città serba di Kragujevac. In queste opere, la poetessa utilizza la scrittura come strumento di memoria e denuncia, dando voce a vittime e testimoni, e intrecciando sofferenza, speranza e impegno etico. La componente naturalistica, già centrale nelle opere precedenti, continua a svolgere una funzione rigeneratrice, offrendo spazio alla rinascita e alla resilienza collettiva.
Se si eccettua il dramma sacro Il Battista, scritto nel 1998, ma edito solo nel 2022, l’autrice pare, nella sua ultima stagione, meno interessata alla costruzione di un nuovo ampio libro di poesie, che alla distillazione di più limitate selezioni, spesso pubblicate presso editori stranieri, tradotte in più lingue (fra le altre: tedesco, inglese, neogreco, russo, serbo, ungherese, rumeno, armeno, albanese, persiano, bulgaro e polacco), a conferma della prevalente vocazione internazionale di questa autrice e della maniera affatto originale di concepire la poesia come occasione di relazione umana e partecipazione alle vicende collettive del suo tempo. Fra queste raccolte plurilingue si segnalano i Versi a Teocrito (2015), che reinterpretano luoghi, divinità e rituali della tradizione classica in chiave contemporanea.
Opere principali
I figli della terra, Bari, F.lli Laterza, 1981.
Decodificazione. Passi passaggi 1980-1985, Bari, F.lli Laterza, 1986.
Ofiura. Il mare e il mito 1985, con una lettera di Margherita Guidacci, Bari, F.lli Laterza, 1987.
Kamena kuća (La casa di pietra), trad. in serbo, Nikšić, klub “Vladimir Mijušković”, 1988.
Trasfigurazione. Poesie 1985-1989, pref. di Neria De Giovanni, Bari, F.lli Laterza, 1992.
Bela jedrilica (La vela bianca), trad. in serbo, Negotin, Krajinski Književni Klub, 1994.
Putovanje (Il viaggio), trad. in serbo, Niš, Gradina, 1994.
Nei veli di settembre. Poesie 1988-1993, pref. di Maria Marcone, Bari, La Vallisa, 1996.
Rea confessa. Poesie 1989-1993, Udine, Campanotto, 1996.
Il feudo, Osniago, Pulcinoelefante, 1998.
Confessioni (di fine Millennio), Bari, Uniongrafica Corcelli, 2000.
Bucarest, trad. in inglese, Pasian di Prato, Campanotto, 2001.
Utazás (Il viaggio), Sremski Karlovci, Kulturni centar Karlovačka umetnička radionica, 2004.
I zato ja lutam (Ed è per questo che erro), trad. in serbo, Smederevo, Mecunarodni festival poesije Smederevska pesnicka jesen, 2007.
Streljani grad (Città fucilata), trad. in serbo, Kragujevač, Spomen park Kragujevački, 2010.
Med vrsticami (Tra le righe), trad. in sloveno, Lubiana, Sodobnost International, 2011.
Quattro passi per l’Europa, trad. in tedesco, inglese, neogreco, Bari, Rega 2011.
Casa de piatră (La casa di pietra), trad. in rumeno, Bucarest, Tracus arte, 2014.
Versi a Teocrito, trad. in greco, inglese, tedesco, russo, Bari, Progedit, 2015.
Nei cristalli del tempo, Genzano di Lucania, Amici del teatro-Presidio del libro, 2015.
I have gone too far (Sono andata troppo lontano), trad. in inglese e armeno, Stepanakert, 2016.
Profetesha (La Profetessa), trad. in albanese, Sarandë, Milosao, 2017.
Parole e grappoli, trad. in persiano, Teheran, Owl publications, 2018.
Poezje wybrane. Poesie scelte. Selected poems (1981-2020), trad. in polacco e inglese, Poznań, Fundacja Literacka “Jack podanie ręki”-WO ZLP, 2022, 20242.
Figlia del Sud, trad. in arabo, Bari, LB, 2022; poi Alghero-Roma, Nemapress, 2024.
Bibliografia critica essenziale
AA.VV., Parole in festa per Anna Santoliquido, Roma, If Press, 2018.
Amendola Francesca, Anima mundi. La scrittura di Anna Santoliquido, pref. di Neria De Giovanni, Oppido Lucano, Aviapervia, 2017.
Amendola Francesca (a cura di), Una vita in versi. Trentasette volte Anna Santoliquido, Bari, LB, 2018.
Grillo Licia, Multas per gentes. Itinerario poetico di Anna Santoliquido, Bari, FaLvision, 2021.
Palumbo Gianni Antonio (a cura di), In ascolto ai crocicchi. Anna Santoliquido tra poesia e teatro, Chieti, Solfanelli, 2025.
Spurio Lorenzo, La ragazza di via Meridionale. Percorsi critici sulla poesia di Anna Santoliquido, Alghero-Roma, Nemapress, 2021.
Scheda redatta da Daniele Maria Pegorari
Ultimo aggiornamento 4 Aprile 2026