Daria Menicanti
Profilo
Daria Menicanti nasce il 6 aprile 1914 a Piacenza, ultima di sei figli, e le viene attribuito, per consuetudine familiare, il soprannome di Momi (o il Grillo). Il padre, Gastone Menicanti, livornese, ex allievo di Pascoli, reprime le proprie ispirazioni letterarie per dedicarsi a un lavoro manageriale alla Lloyd di Trieste, città dove incontra la futura moglie, Lucia Comar. Quest’ultima, una maestra fiumana di origini norvegesi, alta, bionda e severa, accoglie e risponde alle richieste di affetto e attenzione della timida Daria, controbilanciando l’assenza del padre spesso latitante, impegnato in una fervente attività politica – da anarchico, antifascista e massone. Dopo una parentesi piacentina, la famiglia si sposta a Suna, sul Lago Maggiore, dove Daria comincia a coltivare con costanza la pratica della lettura. Trasferitasi a Milano per gli studi, frequenta il Liceo Classico Berchet e poi la Facoltà di Lettere dell’Università Statale, dove segue le lezioni del filosofo razionalista Antonio Banfi e stringe molte e importanti amicizie che segneranno la sua vita, oltre che il suo percorso poetico e professionale: si lega ad Antonia Pozzi, Luciano Anceschi, Remo Cantoni, Giulio Preti – che poi sposerà, nel 1937 – e Vittorio Sereni. Sempre nel 1937 si laureerà in Estetica con una tesi su John Keats, La poesia e la poetica e, con il marito Giulio, si trasferirà a Pavia, dove troverà lavoro come insegnante di lettere alla scuola media.
Prima di affermarsi come poetessa, si dedica ampiamente alla traduzione, raccogliendo la sfida di offrire ai lettori un «corpo vivo e nuovo», che calzasse sul testo originale «come il guanto di esatta misura» (Daria Menicanti, Quando tradurre non è un mestiere, in «Salvo imprevisti», I, n. 35-36, a. XII, maggio-dicembre 1985, pp. 7-9). Su commissione di Antonio Banfi, si impegna nella traduzione del volume di storia della filosofia inglese contemporanea di John Henry Muirhead (Filosofi inglesi contemporanei, Bompiani, 1939) e de Le provinciali di Blaise Pascal, che poi lascia pubblicare a Giulio Preti nel 1945 per i tipi di un’altra allieva banfiana, Maria Adalgisa Denti Editore. Traduce, inoltre, Paul Nizan (Aden arabia e La cospirazione, entrambi usciti nel 1961 per Mondadori), Betty Smith (Al mattino viene la gioia, Mondadori, 1965), Jean Paul Sartre (Nizan, poi in Che cos’è la letteratura?, Il Saggiatore, 2004), Jean Paris (James Joyce, Il Saggiatore, 1966), Sylvia Plath (La campana di vetro, 1968), Michel Tournier (Il Nano Rosso, pubblicato su «Salvo Imprevisti», 1985, nn. 35-36), Dylan Thomas (Alcune poesie, su «Inventario», 1984, I quadrimestre), John Keats (Quattro sonetti e una ballata, ancora su «Inventario», 1985, II quadrimestre), Paul Géraldy (Toi et moi, Mondadori, 1972).
Negli anni ’50, trasferitasi a Milano, città che segna più profondamente la sua formazione e la sua parabola intellettuale e poetica, e indissolubilmente legata, per Menicanti, al fare poesia, comincia a scrivere più assiduamente, realizzando brevi liriche di gusto ermetico – il cui stile ripudierà negli anni a venire, come testimonia l’ultima intervista rilasciata a Pasqualina Deriu nel 1993 e pubblicata postuma, nel febbraio 1995, su «Poesia». Vittorio Sereni, allora direttore letterario alla Mondadori, e amico con cui condivide numerosi pranzi della domenica, la invita a esordire nella collana «Il Tornasole»: qui Menicanti pubblica alcune sue poesie, tra il 1960 e il 1963, poi confluite nella sua prima raccolta, Città come (Mondadori, 1964) – il libro è accolto dal pubblico con molto entusiasmo ed è insignito del Premio Carducci. Qui nel capoluogo lombardo insegna prima alla scuola media Arconati, dove conosce Lalla Romano – con cui stringerà una sincera amicizia – e poi in una scuola media nella difficile realtà di Quarto Oggiaro, dove arriverà a ricoprire il ruolo di preside. A Città come fa seguito, qualche anno dopo, e sempre per Mondadori, Un nero d’ombra (1969): si tratta di un libro di poesia che si fa analogia della propria condizione esistenziale – è lei il ‘nero d’ombra’ –, descritta con dolore e insieme con efficace ironia. La raccolta viene recensita, tra gli altri, anche da Domenico Porzio su «Panorama» e Giovanni Giudici ed Enzo Siciliano su «L’Espresso» e dalla voce femminista di Armanda Guiducci sulle pagine de «L’Avanti!». Dopo la morte improvvisa, nel 1972, di Giulio Preti, dal quale si era separata nel 1954 ma al quale era ancora profondamente legata, Menicanti si chiude in un profondo dolore, e scrive poesie poi confluite in Poesie per un passante (1978), raccolta con cui vince il Premio Gatti per il Pubblico – Bologna, il Premio Acireale, il Premio Stefanile per il Pubblico – Napoli e il Premio Fondazione Viareggio. Nel 1976 viene, peraltro, inserita in Donne in Poesia, antologia di poesia femminile che Biancamaria Frabotta pubblica per Savelli. Le poesie menicantee su Preti saranno poi riunite e raccolte nell’antologia postuma Canzoniere per Giulio (2004), curata dal filosofo della scienza Fabio Minazzi, studioso dell’autrice (e suo amico) e oggi attivo presso il Centro Internazionale Insubrico. Lo stesso centro ha contribuito a mantenere viva la memoria della poetessa, pubblicando anche l’edizione integrale delle sue opere poetiche, Il concerto del grillo (2013).
La morte di Sereni, sopraggiunta nel 1983, le impedirà di continuare la collaborazione editoriale con Mondadori e, in particolare, interromperà l’accordo stipulato l’anno precedente per la pubblicazione di Ferragosto – Sereni aveva approvato la pubblicazione del libro di poesia nella collana “Lo specchio”. Da questo momento in poi, Menicanti si vedrà costretta a pubblicare per case editrici minori o a pagare per la propria pubblicazione, suscitando non poca indignazione nella poetessa – il rifiuto mondadoriano fu vissuto da Menicanti, secondo Romano, come un’«esecuzione» (Lalla Romano, Il congedo di Daria Menicanti. Poesia fuori moda, in «Corriere della sera», venerdì 20 gennaio 1995, p. 35). Il 1986 vede l’uscita di altre due opere, pubblicate rispettivamente per la casa editrice Lunarionuovo di Acireale e Forum/Quinta Generazione di Forlì. La prima, Ferragosto, è un libro di poesia che racconta l’asfissiante estate milanese: Milano è la cornice degli spostamenti della poetessa e luogo privilegiato di incontri quasi onirici con chi è rimasto in città. La seconda, Altri amici, si presenta come un piccolo bestiario: un’antologia di testi già editi nelle altre quattro raccolte precedenti, e però accomunati dalla presenza di un protagonista animale, a cui Menicanti guarda con tenerezza e grande empatia. Nonostante la ‘retrocessione’ a case editrici meno conosciute, la pubblicazione con Forum/Quinta Generazione le permette tuttavia di ampliare la propria voce e di inserirsi nel gruppo di autrici che gravitava attorno alla rivista e al polo culturale forlivese – pur mantenendovi sempre, complice il suo carattere schivo e riservato, una certa distanza. Ecco che nel numero 155/156 (maggio-giugno 1987) della rivista Forum/Quinta Generazione compare un profilo critico a lei dedicato, accompagnato dall’antologia di alcune sue poesie.
La ‘retrocessione’ non risparmierà, tuttavia, nemmeno l’ultima raccolta di Menicanti. Gianni Scheiwiller accetterà di pubblicare Ultimo quarto (1990), però a spese dell’autrice. Sarà Lalla Romano, sua cara amica, a scriverne una nota introduttiva. Nonostante il convinto ateismo della poetessa, Romano lesse in queste ultime pagine menicantee un certo tono sapienziale, un fermo affidamento a una ‘realtà altra’ e definitiva.
Nel 1993 Menicanti è ricoverata alla Fondazione Fornasari di Mozzate, presso Como, dove morirà due anni dopo, il 4 gennaio 1995. A uscire postumi, oltre il già citato Canzoniere per Giulio (2004), anche la raccolta antologica, uscita per Giuliano Ladolfi, La vita è un dito (2011), che raccoglie testi degli anni 1959-1989 e, infine, le due edizioni dell’opera omnia La vita è un dito. Tutte le poesie (2012) e, l’anno successivo, Il concerto del grillo (2013), per i tipi di Mimesis.
Opere principali
Città come, Milano, Mondadori, 1964
Un nero d’ombra, Milano, Mondadori, 1969
Poesie per un passante: 1969-1976, Milano, Mondadori, 1978
Ferragosto, Acireale, Lunarionuovo, 1986
Altri amici (1956-1985), Forlì, Forum/Quinta Generazione, 1986
Ultimo Quarto (1985-1989), Milano, Scheiwiller, 1990
Canzoniere per Giulio, S. Cesario di Lecce, Manni, 2004
La vita è un dito. Antologia poetica 1959-1989, Borgomanero, Giuliano Ladolfi, 2011
La vita è un dito. Tutte le poesie, Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2012
Il concerto del grillo. L’opera poetica completa, Milano-Udine, Mimesis, 2013
Bibliografia critica essenziale
AA. VV., Daria Menicanti, in «Quinta generazione», n. 155/156, maggio-giugno 1987, pp. 18-19.
Andriuoli Elio, La poesia di Daria Menicanti, in «Adige panorama», VIII, n. 29, 1977, pp. 52-53.
Bonghi Brigida – Minazzi Fabio (a cura di), Bibliografia menicantea. Bibliografia degli scritti di e su Daria Menicanti, in Daria Menicanti, Il concerto del grillo, Milano, Mimesis, 2013, pp. 787-812.
Cara Domenico, Daria Menicanti: l’epigramma, la città, il nero d’ombra, in Idem, La poesia in Lombardia. Prima parte, Forlì, Forum/Quinta Generazione, 1984, p. 39.
Deriu Pasqualina, Ultima intervista a Daria Menicanti, «Poesia», febbraio 1995.
Deriu Pasqualina, La passione dell’attesa, racconto su Daria Menicanti, in «Dialogica», agosto 2001.
Lenisa Maria Grazia, L’originale bestiario di Daria Menicanti, «Quinta generazione», anno XV, nn. 155-6, 1987, pp. 22-24.
Marchi Marco, Le belle maniere di Daria Menicanti in Idem, Alcuni Poeti, Firenze, Nuovedizioni Enrico Vallecchi, 1981, pp. 81-87.
Taddei Laura, La poesia di Daria Menicanti, Università degli Studi di Firenze, a. a. 1988-1989, tesi di laurea, relatore prof. Giorgio Luti.
Fondi archivistici
Il fondo Menicanti è conservato presso il Centro Manoscritti dell’Università degli Studi di Pavia.
Scheda redatta da Lucia Battistel
Ultimo aggiornamento 3 Aprile 2026

